IL PAESAGGIO DIVERSO

L’immagine di un vigneto è sempre una splendida pennellata di colore e una splendida visione: la natura si concilia con l’ordine, l’intervento umano mette in linea la vegetazione, i filari oltretutto sono molto “fotogenici”. Tutti hanno in mente gli splendidi colori, il verde intenso della vigna che contrasta con il rosso del terreno e il blu del cielo.

Parliamo di colore appunto.

Come ormai avrete capito non sono un tecnico agronomo e il mio affrontare le tematiche dell’agricoltura, della sostenibilità e dell’enologia è più emozionale che scientifico.

Ma cosa c’è dietro queste pennellate di colore? In verità ci sono diverse realtà e diverse situazioni che possono riflettersi nelle diverse soluzioni nel modo di approcciare la coltivazione del vigneto.

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( Paesaggio della zona di Cartizze (Prosecco): è evidente la striscia diserbata chimicamente )

La striscia marrone sotto-filare o peggio l’erba secca di colore rosso nel vigneto è vittima di diserbo chimico: una pratica diffusa perché poco dispendiosa in termini di manodopera e quindi economica, molto economica. Nei vigneti cresce l’erba, la limitazione dell’erba è necessaria per evitare che la vegetazione interfilare cresca troppo e in maniera incontrollata che possa entrare in competizione e togliere risorse alla vite. Come si può rispondere a questa necessità: le soluzioni estreme oggi sono rappresentate dalla pratica del diserbo chimico e dalla pratica del sovescio o della coltivazione nell’interfilare di varietà vegetali utili alla vigna.

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( Vigneto con diserbo totale effettuato a erba alta )

Immaginate un passaggio di qualche ora con un trattore equipaggiato da un bidone pieno d’acqua e sostanze chimiche e bocchette vaporizzatrici: in poche ore possiamo trattare un ettaro di terreno che nei giorni immediatamente successivi diventano una landa desolata e marrone rossa di erba secca.

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( Vigneto con leguminose e graminacee tagliate a file alterne per garantire presenza costante di fiori e quindi di api, apice massimo di garanzia di biodiversità )

Immaginate invece un vigneto con erba altra e sostanze fiorite nell’inter-filare che vengono tagliate un paio di volte all’anno, magari a file alterne per non privare con un unico taglio la vigna della presenza di vegetali fioriti, avendo cura di effettuare il taglio solo quando leguminose o foraggiere siano giunte a maturazione in modo da garantire il rinnovo annuale delle varietà vegetali grazie al rispetto della maturazione del seme.

La rappresentazione sembra una forzatura mia nell’estremizzare i due poli opposti, invece sono realtà diffuse e praticate entrambe. Sono le due facce dell’agricoltura moderna, MODERNA!

Ribadisco il concetto di moderna: la chimica è costantemente aggiornata, l’offerta di diserbanti è una punta della chimica in agricoltura, tanto è che la loro introduzione ha rappresentato nel secondo dopoguerra una vera e propria rivoluzione (la Bayer tedesca è stata l’antesignana dei diserbanti chimici). Le tecniche dell’agricoltura sostenibile, del sovescio, della biodinamica sono molto recenti e oggetto di continui studi e approfondimenti: pur essendo queste tecniche il recupero di pratiche antiche sono state approfondite per avere una teorizzazione e una modalità applicativa che ha tolto la loro applicazione dal limbo della pratica antica e magari modaiola o nostalgica, dandogli dignità di tecnica culturale scientifica.

Di seguito alcune considerazioni sulle differenze tra diserbo chimico e approccio naturale alla coltivazione, ricordando che la chimica ha un impatto diretto sulla nostra salute:

Il diserbo chimico mette a rischio la salute degli operatori (pensate che è obbligatorio la maschera durante il diserbo per l’operatore) e nuoce chi vive o transiti nelle zone limitrofe alle aree diserbate o che entra a contatto con queste sostanze che una volta nebulizzate mantengono la propria tossicità a lungo termine. Produce un appurabile aumento delle frane e degli smottamenti privando il terreno della naturale protezione del manto erboso e del relativo apparato radicale, abbassa drasticamente la biodiversità vegetale ed animale dell’eco sistema naturale e contamina le falde acquifere sotterranee ed il terreno stesso per anni, con conseguenti danni su chi usufruirà dei prodotti derivati da quelle colture. Infine riduce sensibilmente l’assorbimento dell’anidride carbonica e l’abbattimento delle sostanze azotate contenute nelle acque superficiali da parte della copertura vegetale eliminata.

E l’approccio green invece? Salvaguardia della fertilità naturale del terreno, riduce ogni forma di inquinamento determinato dalle tecniche agricole che prevedono l’utilizzo di concimi e diserbanti chimici e fitofarmaci. Produzione di vini di elevata qualità e dalle più integre caratteristiche organolettiche. Preserva la biodiversità di un determinato ecosistema e riduce di fatto i danni provocati a breve e lungo termine dai prodotti chimici/tossici utilizzati in vigna, nell’uomo. Con tale approccio si preserva un paesaggio verde e un equilibrio uomo-natura rispecchiato dalla bellezza delle campagne e delle vigne sul territorio.

Concludo al solito con qualche invito: osservate le fotografie e imparate a leggere il paesaggio (ed il vigneto) in agricoltura, cercate di capire il carattere di quello che vedete e di conseguenza di quello che bevete o che mangiate.

di Luciano Chenet

P.S. Per chi voglia approfondire, vi consiglio la biografia essenziale di Fukuoka Masanobu “La rivoluzione del filo di paglia. Un’introduzione all’agricoltura naturale” e un intervento di Giuseppe Li Rosi, un agricoltore siciliano sensibile al problema diserbo, alla rassegna TED di Vicenza.

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