#STORIEdiSPORT – “SE C’È LA VOLONTÀ, SI TROVA SEMPRE UN MODO” (ALBERTO CONTADOR)

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Francisco non guarda mai suo figlio correre, né dal vivo né alla tv. Non più dal 12 maggio 2004. Si limita a chiedere alla moglie: “Paquita, ha ido todo bien?” (Paquita, è andato tutto bene?), per poi tirare un sospiro di sollievo.
Francisco e Paquita hanno cresciuto 4 figli con pochi soldi, tanta umiltà e soprattutto tanto amore, nonostante un fato avverso. Raul, il più piccolo, soffre di una grave forma di paralisi celebrale ed è costretto su una sedia a rotelle: un eterno bambino intrappolato in un corpo che non vuole collaborare.

Mentre papà Francisco sta in un’altra stanza, mamma Paquita e 3 dei loro 4 figli sono sempre tutti riuniti davanti allo schermo a tifare e gioire per le imprese del loro fratello. Tifare, ma soprattutto gioire. Già, perché il secondo genito della famiglia Contador, Alberto, solitamente vince un po’ più degli altri.

Alberto Contador è uno dei ciclisti più forti e indubbiamente il più vincente degli ultimi anni, avendo trionfato in due Giri d’Italia, due Tour De France e tre Vuelta de Espana, ed essendo uno dei soli cinque corridori ad aver conquistato la tripla corona (Giro, Tour e Vuelta nello stesso anno; il 2008, nel caso di Contador), traguardo che gli ha permesso di raggiungere mostri sacri del calibro di Mercks, Gimondi, Anquetil e Hinault.

foto Gian Mattia D'Alberto - LaPresse 16 03 2014 Amatrice sport Tirreno - Adriatico tappa  Amatrice-Guardiagrele nella foto: Alberto Contador foto Gian Mattia D'Alberto - LaPresse 16 03 2014 Cittareale sport Tirreno - Adriatico  stage  Amatrice-Guardiagrele in the photo:  Alberto Contador on the Guardiagrele's wall
foto Gian Mattia D’Alberto – LaPresse – Alberto Contador on the Guardiagrele’s wall

E pensare che questa straordinaria storia ha rischiato di non essere mai raccontata.

Nella primavera del 2004 infatti, solo un anno dopo che la carriera da professionista di Alberto era cominciata, la giovane promessa spagnola comincia ad accusare fortissimi mal di testa. Il 12 maggio 2004, mentre papà Francisco sta guardando con orgoglio suo figlio alla tv, come era solito fare sempre allora, nella prima tappa del Giro delle Asturie, durante una discesa Alberto comincia a contorcersi improvvisamente sulla bicicletta, rallenta fino a fermarsi per poi accasciarsi su un lato della strada. Immaginate l’angoscia ed il terrore provati da un padre che è costretto a guardare impotente il proprio figlio privo di coscienza ed in preda a violente convulsioni senza apparente motivo.
Il ragazzo ha ingoiato la sua stessa lingua e sta morendo soffocato. Zubizarreta, medico della Liberty Seguros (squadra in cui militava al tempo Contador) è costretto ad infilargli un tubo di plastica nella trachea per permettergli di respirare.

Poi la corsa in ospedale, dove gli esiti degli esami sembrano non lasciare scampo: Alberto Contador soffre di una deformazione congenita che gli ha provocato un aneurisma celebrale. Le possibilità di salvarsi non sono alte, il ritorno in sella ancora meno.

Il ragazzo è costretto ad un delicatissimo intervento chirurgico nella zona dell’encefalo che controlla le emozioni, una delle più fragili. Per la famiglia sono giorni terribili.

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Ma “il pistolero” (questo il soprannome di Contador, dovuto al suo modo di celebrare la vittoria di una tappa) è un osso duro e, esattamente come fa da anni sulle salite più dure di tutta Europa, non molla di un solo centimetro. Vuole vincere ancora lui.
Dopo un risveglio sorprendentemente rapito, ma ancora in convalescenza, per darsi coraggio comincia a leggere l’autobiografia di Lance Armstrong, un altro grandissimo di questo sport che ha superato ostacoli molto più difficili da valicare dei vari Mont Ventoux, Stelvio o Mortirolo.

Alberto Contador torna e, solo sei mesi dopo l’intervento, vince la sua prima corsa in linea da professionista, ad oggi la più bella ed emozionante della sua straordinaria carriera. Un predestinato.

Il pistolero ci ha dimostrato più volte di essere un combattente, in sella e nella vita. Non aveva bisogno di essere uno di quei ragazzi che si presentano a provare per i team semi-professionistici con Pinarello da 6000 euro e parenti al seguito, come sottolinea il suo primo tecnico. Contador ha sempre avuto talento, forza d’animo e umiltà. Poco importa se i suoi genitori non hanno potuto permettersi di comprargli una bicicletta fino all’età di 15 anni, era scritto che ce l’avrebbe fatta comunque.

Cycling: Tirreno Adriatico 2014/ Stage 4 Arrival/ Alberto CONTADOR (Esp) Celebration Joie Vreugde/ Indicatore (Arezzo)-Cittareale (Selva Rotonda) (244Km)/ Etape Rit Tirreno Adriatico (c) Tim De Waele
Etape Rit Tirreno Adriatico (c) Tim De Waele

Contador ha scelto di stringere i denti quel 12 maggio 2004 e tutti gli appassionati del mondo non possono fare altro che ringraziarlo per le emozioni che regala, per la spettacolarità e l’eleganza che lo contraddistinguono sia quando si alza sui pedali e per essere uno sportivo modello per i bambini di tutto il mondo.

Il pistolero continua e continuerà a vincere, ammaliandoci, come solo lui è in grado di fare: due colpi sul petto e uno sparo verso la linea del traguardo.

di Davide Beretta

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