ALBERO: L’ESPLOSIONE LENTISSIMA DI UN SEME

11924548_1654549604786167_6583151374028230336_n

Ogni sera passeggio con i mei due cani in un parco, si trova vicino casa mia, a Torre Boldone. In posizione defilata nel parco, lontano dai due ingressi, c’è un grande cedro del Libano (Cedro dell’Atlante). Lo guardo tutte le volte, anzi a dire la verità non lo guardo: lo ammiro.

E’ alto quaranta metri, la chioma ha una circonferenza di una settantina di metri, il tronco non riesco ad abbracciarlo da solo. E’ in posizione defilata, ma non periferica; malgrado le dimensioni per assurdo non si nota: probabilmente la sua presenza è così consolidata che nessuno si accorge di lui. E’ parte del paesaggio, è come scontato, ma è alto più dei palazzi che ci sono intorno.
Quando lo guardo mi viene in mente la frase che diceva diceva Bruno Munari, uno dei grandi geni che il secondo dopoguerra italiano ci ha dato: “albero: l’esplosione lentissima di un seme“, ed è stupefacente riflettere come da un seme, che immagino una piccola pigna o addirittura un pinolo, possa essere nato, cresciuto e formatosi un albero di quaranta metri. Ci saranno voluti più cento anni: la lentissima esplosione di un seme, appunto.

12033706_1665350407039420_2077208692_n

Vi ho accennato nello scorso articolo alla mia esperienza con il vigneto come anche nella vite ho osservato un’esplosione: la potatura invernale elimina qualsiasi ramo, riportando la pianta alla sua essenza legnosa, avendo cura di lasciare i germogli che “esploderanno” in primavera. Da fine aprile a fine giugno una rivoluzione: una pianta di vite esplode, germogli che ad aprile sono una fogliolina a maggio sono lunghi 30 cm ed a fine luglio qualche metro. Se non si limita (cimando) la vite, il filare diventa un bosco impenetrabile, la vite diventa una pianta infestante, una pianta che cerca in ogni modo di ritornare alla terra, protendendosi, allungandosi e ricadendo verso di essa (non per nulla la vite è sempre stata simbolicamente usata per rappresentare le vita, al contrario del cipresso che crescendo alla ricerca del cielo rappresenta in un certo senso la morte).

Nessun processo “artificiale” è capace di “esplosioni” di questo tipo: l’attività umana e l’industria trasforma la materia, una pianta trasforma la materia, l’aria, l’energia del sole concentrandola nei rami. In un certo senso queste esplosioni sono uniche.

La riflessione successiva quando guardo il Cedro è che qualcuno, qualche anno fa lo ha piantato; se non ci fosse stato quell’atto, oggi il parco sarebbe diverso e io non sarei qui a parlarvi dell’amato cedro. La riflessione è che quando abbiamo qualcosa, lo dobbiamo alla generosità di un gesto, consapevole o inconsapevole, fatto da qualcuno che ci ha preceduto. Chissà quante volte facciamo qualcosa che avrà un’impronta nel futuro, chissà se tra cento anni qualcuno ammirerà quello che abbiamo “piantato”.

La riflessione successiva è una domanda senza risposta: chissà se stiamo facendo abbastanza per garantire al futuro un mondo da ammirare, un mondo sostenibile (la sostenibilità è il filo rosso dei miei articoli, l’avrete capito). Non ho risposte, non possiedo le competenze per valutare quello che stiamo facendo anche se cerco di limitare il mio impatto (o come si dice adesso di footprint) come impegno alla salvaguardia della sostenibilità.

Anche a costo di risultare retorico vorrei chiudere questo articolo con un invito, un suggerimento ed un consiglio. Osservate sempre la natura cercando di cogliere tutte le cose incredibili attorno a noi! Osserviamo le esplosioni lente e quelle meno lente. Alziamo gli occhi a cercare gli alberi che ci circondano: nella nostra zona ci sono alberi centenari, alberi monumento, alberi che hanno alle spalle centinaia di anni, e pensiamo alla lenta esplosione che li ha portati a noi! Osserviamo anche le esplosioni più veloci: la primavera che porta un albero nudo a un albero verde con una chiome foltissima, con un processo che in poche settimana li porta a (mi ripeto) “esplodere” di verde. Osserviamo il sopirsi della natura all’avvicinarsi dell’inverno: il cambio di colore, la caduta lenta della foglia, anche questa è un esplosione.

Lotto,_affreschi_di_trescore_00

Vi suggerisco  di andare a vedere a Trescore Balneariopresso la Cappella Suardi, il “Cristo-Vite” di Lorenzo Lotto: è un gioiello nella nostra provincia.

Infine vi consiglio di leggeree questi due libri: “L’uomo che piantava gli alberi bel volumetto di Jean Giono (credo che il titolo basti) e “Manuale del perfetto cercatore di alberi” di Tiziano Fratus. Alla prossima!

di Luciano Chenet

Annunci

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...