IL TRIBUNALE TRAMORTISCE LA VITTIMA: IL CASO DI ELISA ZACCARELLI

Decorative Scales of Justice in the Courtroom

Oggi la giustizia citofona a casa Zaccarelli, a Ravenna. Sempre se esista la giustizia. Sempre se ai Zaccarelli rimarrà una casa. La famiglia pranza a tavola con una sedia in meno, quella di Elisa, morta suicida nel 2014. La giovane ragazza fu vittima delle molestie sessuali del suo docente, Ezio Foschini. Il padre della vittima, Davide Zaccarelli, lo descrive come “il classico insegnante belloccio, il prof amicone che faceva divertire gli alunni durante le ore di lezione.” Elisa confessò nel 2007 di essere stata molestata dal professore. Quello fu solo il proemio dell’epopea che tutt’ora affligge la famiglia.

Il poema (che ha ben poco di epico, ma tanto di squallido) ebbe il suo incipit con una prima denuncia, destinata a costar caro al prof Foschini: carcere più risarcimento pecuniario di 65mila euro. Improvvisamente il docente risulta povero. Azzerati i suoi conti in banca, cambio di residenza, auto e proprietà vendute. È solo la prima beffa del processo e già fa storcere il naso. Ezio Foschini è ora nullatenente; quei gravosi 65mila si stanno alleggerendo. Per ottenere i soldi dovuti, la famiglia irrompe con una nuova denuncia per “frode ai creditori con manovre elusive” e chiede il sequestro dei suoi beni. Ma il 3 febbraio del 2011 la giustizia italiana regala una sua chicca. Il docente annuncia il ricorso in appello, ottenendo la revoca del sequestro dei propri beni. Inoltre, per danni morali, la famiglia Zaccarelli deve pagare la cospicua somma di 40mila euro, nei quali è incluso pure un risarcimento al padre di Ezio Foschini per danni biologici. Danni morali e danni biologici. Seconda beffa.

Ezio Foschini gode una volta in più, mentre i Zaccarelli subiscono un’assurda sconfitta. Qui il crollo. Elisa non ne può più. Il suo stupratore l’ha fatta franca. È il giugno del 2014: Elisa aveva ventitre anni. Ma l’odissea è destinata a proseguire. Per risarcire quei 40mila euro, Davide Zaccarelli subisce la detrazione di un quinto del suo stipendio mensile. Ma non è ancora abbastanza! 2015. Settimana scorsa Foschini ha chiesto il pagamento di 21mila euro entro dieci giorni, o la famiglia Zaccarelli si troverà senza tetto. La terza, ancora più assurda. Davide, modestissimo operaio, non possiede questa somma. Rischia il pignoramento dei suoi beni. Gli hanno tolto un posto a tavola, ora vogliono anche il tavolo. Per questo motivo ha deciso di appellarsi al web, pubblicando un conto corrente sulla sua pagina Facebook tramite cui fare donazioni. Ancora una volta, la legge è uguale per tutti. Le crepe della giustizia italiana lasciano cadere poderose macerie su casi come questi e i muri piovono su una famiglia già crollata. Uno stupratore esige danni morali (e li ottiene pure) mentre il vero danno della vicenda si concretizza in un suicidio. Uno stupro si guadagna 40mila euro tondi tondi. Ma c’è di peggio. Non è un ergastolo, quindi l’insegnante tornerà a fare il suo mestiere. Cosa può insegnarci uno stupratore? E che cosa ha insegnato uno stupratore? Dopo quasi un decennio di processi giudiziari, la famiglia Zaccarelli si è ingarbugliata fra i fili tessuti dall’astuzia del prof. Una mosca nella ragnatela. Tuttavia si intravede un barlume di razionalità fra i commenti che assediano la pagina Facebook di Davide Zaccarelli. Gli italiani hanno colto l’assurdità del caso e mostrano sostegno al povero operaio. Purtroppo la voce del popolo conta poco in queste circostanze. D’altronde la giustizia la fa l’Italia, non gli italiani.

di Marco Bellinzona

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