scopriAMO ALZANO: LA SETA DEGLI “STORTI”

filande via salesiane
( La vecchia filanda in Via Salesiane ad Alzano. Notare le tante ciminiere nel paese. – Raccolta privata Roberta Colla )

Secondo appuntamento con il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze dell’antica e moderna città di Alzano Lombardo. La storia della carta alzanese nello scorso appuntamento ha raccolta un grande successo e oggi vediamo di replicare con la storia di un altro importante fattore industriale che ha portato, sin dal Sette-Ottocento, prosperità e sviluppo alla città: la seta. Stando a quanto riportato dai loro studi, gli storici Bassi e Valle hanno scritto che addirittura dal primo Cinquecento ad Alzano e nei territori vicini si coltivavano gelsi e si lavoravano bozzoli: erano così bravi e preparati nel loro lavoro che gli operai di Alzano venivano richiesti come maestri in altre zone della Lombardia, soprattutto in Brianza, ma anche all’estero. Il commercio della seta non si fermava soltanto sul territorio “nazionale” (metto le virgolette perché non esisteva allora una vera ed unica nazione), ma si estendeva sino ai mercati di Lione, St. Etienne e Londra.

I primi filatoi e le prime filande furono quelli dei Cornolti, Zambaiti, Arnoldi, Fantina e successivamente anche in società con i Barzizza, Agnelli de’ Vitali, Gritti Morlacchi, Zanchi e Terzi. Nel 1653 c’erano pochissimi filatoi azionati a mano o a brazo, ma successivamente, con l’introduzione della torcitura a mano, i filatoi aumentarono di gran numero: nel 1756 arrivammo a 34 suddivisi in 8 sulla Roggia Morlana e 26 sulla Seriola. Nel Sette-Ottocento la lavorazione della seta arrivò al suo picco storico e nel 1840 fu costruita la prima filanda a vapore di uno della famiglia Donadoni con la quale fece una gran fortuna: ad Alzano correva infatti un detto “non avrai mica la borsa dei Donadoni” che significava se eri un ricco sfondato come i Donadoni. Il raccolto annuale dei bozzoli passò da 780.000 chilogrammi del 1803, numero totale di tutta la provincia di Bergamo, a 2 milioni e mezzo di chilogrammi nel 1852: un vero e proprio boom! Ad Alzano i filatoi e le filande arrivarono ad essere più di cinquanta che davano lavoro a migliaia e migliaia di operai o meglio di operaie visto che erano in larga maggioranza donne lavoratrici, provenienti non solo dal territorio alzanese, ma bensì dalle non proprio vicine Val Cavallina e Valle Serina nonché dalla pianura. Le famiglie proprietarie dell’industria della seta si continuavano ad arricchire mentre la situazione degli operai e delle loro famiglie non era delle migliori. Donne e ragazzine andavano a lavorare a piedi scalzi facendo tragitti molto lunghi per lavorare 10-12 ore al giorno avendo in cambio una misera paga: 40-50 centesimi le ragazzine, 70-80 centesimi le donne. Una situazione molto critica sfociata in una grande protesta dei lavoratori e dellle lavoratrici nel 1900, ricordato come lo sciopero dell’ü e siq, per portare la paga a 1,05 lire. Gli squallidi e fatiscenti edifici, il cibo scarso e povero (si mangiava soltanto polenta e minestra), l’età molto precoce di ragazze e ragazzi che cominciavano a lavorare a 7-8 anni, i pavimenti di legno umidi e poco sicuri nelle filande e nei filatoi provocavano frequentemente casi di rachitismo ai lavoratori che venivano tristemente soprannominati «storcc de ‘l Zà» ovvero gli storti di Alzano.

la vecchia Sacelit in via M. Zanchi
( La vecchia Sacelit in via M. Zanchi di fronte alla Chiesa della Pace – Raccolta alzanonelcuore.org )

Le filande più grosse del paese erano quella dei Franzi detta dei Morti perché vicina alla chiesa S. Michele ove sorgeva il vecchio Istituto dei Padri Saveriani ora condominio Santa Maria; quella dei Paladini ora liceo scientifico E. Amaldi; quella dei Donadoni poi Gerli ove sorgeva il vecchio complesso industriale della Sacelit ora condominio Nuovo Centro di fronte alla chiesa della Pace.

L’industria della seta di così tanta prosperità ebbe però una prima leggera crisi nel 1807 ed una pesante nel 1857 a causa di siccità: poche piogge, poche foglie di gelso quindi pochissimi bachi. Le sete dall’estero e la seta artificiale fecero tramontare la lavorazione della nostra pregiata seta: prima della guerra mondiale, nella stagione piena, gli operai erano 1500 circa, dopo erano scesi a poco più di 100! Nel 1972 venne chiuso l’ultimo storico filatoio Landholt e con esso, usando le identiche e malinconiche parole dello storico Cesare Patelli, “si estingueva in Alzano la già tanto fiorente industria della seta”.

di Mattia Barcella

la demolizione della Sacelit
( La demolizione della Sacelit – Raccolta alzanonelcuore.org )

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