“THE CLOSEST THING TO DYING”

thrilla in manila

Quando si parla di boxe, ci sono match e match. Certamente molti di voi ricorderanno scontri epici degli ultimi anni, quali ad esempio Tyson contro Lewis o il più recente Mayweather contro Pacquiao, ma nessuno di questi sarà mai anche solo lontanamente paragonabile a quello che tutt’oggi viene ancora ricordato come il più brutale combattimento di pugilato di tutti i tempi: “The thrilla in manila” (chiaro gioco di parole tra il termine “thriller” e la capitale delle Filippine, in cui questo storico incontro venne disputato). Bastano i nomi dei due sfidanti per far sobbalzare sul divano tutti gli appassionati di questa nobile arte: in un angolo “Smoking Joe Frazier, all’altro Muhammad Alì, nato Cassius Clay.
Alì aveva riguadagnato il titolo dei pesi massimi, sconfiggendo George Foreman in un altro indimenticabile combattimento, il celeberrimo “Rumble in the Jungle” combattuto a Kingshasa, durante il quale il pubblico, palesemente schierato a favore del pugile nativo di Louisville, intonò più volte il coro “Ali Bomaye!” (letteralmente “Ali uccidilo!”).
Il giorno precedente all’incontro la tensione era già alle stelle. Alì si prese gioco dello storico rivale deridendolo in conferenza stampa, prima chiamandolo “Gorilla”, poi imitando le sue movenze, la sua voce e le sue parole, lasciando intuire ai giornalisti, nemmeno troppo velatamente, che Frazier proveniva dal ghetto. La risposta dell’avversario non si fece attendere, e fu priva di qualsiasi sfumatura compassionevole: “Non voglio fargli del male. Lo voglio uccidere. Gli voglio strappare il cuore”.
I due contendenti alla cintura si diedero battaglia l’1 ottobre 1975 all’Araneta Coliseum per 14 riprese e un totale di 132 minuti sul ring. Un vero supplizio.
A peggiorare la situazione si aggiunsero le esigenze televisive statunitensi. Per ovvie ragioni di fuso orario, il match dovette cominciare alle 10.45 ora locale, il che significava che, in quell’arena in cui era stato registrato un tutto esaurito da 25.000 persone, la sfida si sarebbe dovuta disputare con un livello di umidità che superava l’80%. I presenti testimoniarono che la temperatura e il livello di vapore acqueo presenti nell’aria erano talmente alti da rendere impossibile persino una semplice stretta di mano.

ali vs frazier
L’incontro è bellissimo, di una violenza e di un’intensità sconcertanti. Ma nessuno dei due pugili sembra riuscire ad avere la meglio sull’avversario.
Dopo 14 round, la situazione è pressoché drammatica: Frazier ha gli occhi tumefatti e quasi completamente chiusi; il destro di Alì non lo vede nemmeno più partire. Tuttavia Alì arranca, è visibilmente poco lucido, trascina gambe e corpo e sembra non essere in grado di stendere il rivale, solo apparentemente già sconfitto. Anche il campione sta per crollare.
Improvvisamente Eddie Futch, il trainer di Frazier, preoccupato per la sua salute, decide di fermarlo, gettando la spugna per lui.
A questo punto accadde l’impensabile. Mentre Joe tornava nel suo angolo, barcollante, sconfitto e col capo chino, Alì dall’altra parte del quadrato svenì.
Futch non si perdonò mai la decisione di ritirare il suo allievo perché probabilmente, se avesse aspettato soltanto altri 10 secondi, Frazier sarebbe diventato campione del mondo.
Nessuno dei due boxeur si riprenderà completamente al termine dell’incontro, anzi della tortura. Al pugile del South Carolina restarono gli occhi completamente chiusi anche 4 ore dopo il combattimento. Alì dichiarò apertamente “Se lui non avesse smesso, mi sarei ritirato io”, aggiungendo poi una frase che rende perfettamente l’idea della ferocia e della brutalità di “The thrilla in Manila”: alla domanda di un giornalista che gli chiese come definisse questo match, rispose: “La cosa più vicina alla morte che mi sia capitata”.

di Davide Beretta

#StoriediSport ::: #thethrillainManila ::: #SaintMartinPost

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