FRA LE LUCI DELLO SBALLO

lamberto-lucaccioni

di Marco Bellinzona

È sconfortante trovarsi a scrivere righe su vite spezzate dalla superficialità. La tragedia tristemente recitata narra la vicenda di Lamberto Lucaccioni, giovane sedicenne alla ricerca di una serata di spensieratezza fra le caotiche luci accecanti e la musica incessante del locale Cocoricò di Riccione. Fin qui, tutto pulito. Ma la compagnia del ragazzo decide di macchiare la serata: 3 grammi di ecstasy sciolti in una semplice bottiglietta d’acqua e la pozione è pronta. Dose esageratissima che ha mietuto la sua vittima. Lamberto accusa i primi dolori alle 4 di mattina di domenica scorsa. Futile l’intervento del 118 a cui non resta che constatare il suo decesso per overdose. Il pusher, identificato a seguito, compaesano di Lamberto, ha ammesso di aver venduto la dose fatale alla compagnia.

Stupisce e spaventa leggere l’età dei coinvolti: vittima sedicenne, amici diciassettenni, pusher diciannovenne. Stupisce pure la bella Riccione. Infatti non si parla di lugubre vie incastrate fra i quartieri del Bronx. Nemmeno di periferie di immense metropoli che, come vuole il classico stereotipo, dovrebbero essere il nido di gang, siringhe e mafia. Niente affatto. Il setting della vicenda è una semplice località turistica, meta apprezzata e frequentata dai giovani per gli innumerevoli locali e la brezza estiva che solo il mare sa soffiare. E in questa bellezza non c’è nemmeno un benevolo sole. Sedici anni e un paio di luci colorate: basta un attimo ed è buio pesto. Altro che la mamma sulla soglia, pensierosa e premurosa, a baciarci in fronte, dopo le ripetute raccomandazioni del sabato sera; “occhio che ti buttano la pastiglia nel bicchiere”. Tutte parole vane, se a un prezzo ridicolo si possono vendere le tonnellate della nostra vita per qualche grammo, in una serata esuberante.

Sgorgano critiche e rimproveri in merito alla vicenda di Lamberto. Non ci si può mantenere impassibili dinnanzi a sedici anni sprecati per superare il limite, la soglia del divertimento che sfocia nell’esagerazione, quindi nella fatalità. Fra queste, il post di Sarah Fabbri, pubblicato su Facebook dopo la morte di Lamberto. Sarah, studentessa in Infermieristica al Polo didattico di Rimini-Cesena (Università degli Studi di Bologna), ha assistito in prima persona alla morte del ragazzo. Parole aguzze e incandescenti dal tono irascibile che graffiano il lettore, contro lo sporco circolo della droga che spesso e volentieri sfocia in questi inconvenienti:

“E sei li che lo massaggi impassibile ma nella mente pensi “avanti forza reagisci”, ma nonostante l’ora e mezza di massaggio cardiaco l’onda di quel cuore che già da un po’ non batte, rimane piatta. E dopo aver fatto il possibile ci si arrende all’evidenza che l’alba che stai guardando tu, sfinito, lui non potrà vederla. E pensi ai suoi genitori che ancora non sanno di non poter mai più parlare con lui, litigare con lui, ridere con lui, festeggiare con lui. Poi arrivano trafelati, sanno che il figlio sta male ma non che giace steso, freddo ed esangue su un lettino. E allora il medico glielo comunica e lì una delle scene peggiori a cui mai si possa assistere. I pianti, le grida, i malori… “rivoglio il mio bambino vi prego” e tu sei li che non puoi far niente se non continuare ad essere professionale. Non siamo avvocati, non siamo banchieri, ne cassieri, ne muratori… per NOI il lavoro non finisce al marcatempo, ce lo portiamo a casa con tutti i risvolti che comporta. E mentre sei in macchina stanco per il turno di notte, distrutto per le scene a cui hai assistito, scoppi a piangere e scarichi finalmente tutta la rabbia che hai contro le ingiustizie che a volte riserva la vita. SEDICI ANNI, CAZZO. Io spero solo che un giorno si possa andare a raccogliere uno ad uno tutti quelli che fanno della droga un business, per poi chiuderli nel loro caro Cocoricò e sganciare una bomba a mano che non faccia rimanere di loro neanche il ricordo. Sono arrabbiata, sono stanca e sono triste perché il vostro caro Dio poteva donarlo a noi il potere di fare miracoli. Salvare una vita umana è più importante del moltiplicare i pani e i pesci. E VAFFANCULO, perché quando ci vuole ci vuole. Riposa in pace angelo bello….”

Pure Sarah, a dirla tutta, è contestabile. Qui si tende ad incriminare il pusher. Ma chi è il vero assassino? L’uomo che porge la pistola o l’indice che preme il grilletto?

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