SPONGEBOB – FUORI DALL’ACQUA

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di Manuel Leale

Geniale.

Potrei aprire e chiudere l’articolo con questa singola parola, sinceramente è il miglior riassunto che si possa fare del secondo lungometraggio sulla spugna marina più amata al mondo. Ma siccome il senso di una recensione è quello di descrivere e trasmettere, magari osando la speranza di far cambiare idee contrarie, aggiungerò qualcosa in più. In realtà sono obbligato, perché se non trovate divertente l’assurdo, implausibile e grottesco mondo sottomarino ideato da Stephen Hillenburg, allora è tutto inutile e il vostro senso dell’umorismo necessita di una revisione. Se a questo punto siete sorpresi o scocciati, sappiate che seguire Colorado in tv non fa di voi esperti esteti dello humor, mi spiace.

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La cruda verità, che vi piaccia o no, vede Spongebob Squarepants protagonista di un’ancora inarrestabile successo fin dal 1999, anno della sua creazione da parte del biologo marino e disegnatore sopra citato. La spugna gialla è una delle punte di diamante di casa Nickelodeon, emittente televisiva americana che vanta tra i suoi cavalli di razza opere come Avatar – The last airbender e Teenage Mutant Ninja Turtles, e la popolarità del cartone ha catapultato Spongebob e compagnia nel vasto mondo della pop culture, omaggiato da autori di vari settori. Per un personaggio nato quasi per caso, come seconda scelta, è un traguardo considerevole, sinonimo di un onesto affetto da parte dei bambini. E anche dei più grandi che magari fanno finta di niente, fischiettando disinteressati.

Se il primo lungometraggio sbarcato nei cinema era, per quanto divertente, poco più di una puntata allungata, questo Spongebob – Fuori dall’acqua è tutta un’altra storia. Questa volta al timone troviamo Paul Tibbitt, produttore e sceneggiatore di numerosi episodi della serie regolare, e il suo tocco non manca di farsi notare, insieme a quello di Hillenburg, tra spassosi nonsense e un metalinguaggio infallibile. Il fascino fanciullesco e solare di Spongebob resta inalterato persino sul grande schermo, con situazioni paradossali e la solita demenzialità ricercata e mai casuale, aiutata sì dallo slapstick esagerato dei personaggi, ma sostenuta soprattutto dall’intelligenza comica degli autori. Se a un’occhiata veloce e superficiale può sembrare infatti che la serie sia costruita solo su scemenze e scene portate all’estremo senza freni, il controllo linguistico è invece sempre inoppugnabile.

Come nella migliore tradizione, tutto comincia alla pari di una qualunque puntata televisiva, con il perfido Plankton alla caccia della ricetta segreta del Krabby Patty, il panino migliore della città. Ma qui succede il fattaccio e la ricetta svanisce tra le mani del minuscolo ladro, che questa volta poco ha a che fare con l’accaduto. Convinto della sua innocenza, Spongebob lo aiuta e parte alla ricerca della formula, inimicandosi gli amici, mentre Bikini Bottom sprofonda in un’anarchia post-atomica per l’astinenza da Krabby Patty. La coraggiosa spugna sarà costretta a varcare i confini del mare, per combattere la nemesi piratesca rappresentata da Barba-Burger e salvare il futuro della città.

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Divertito, infantile, gioioso e ingenuo, Spongebob si lascia amare (e anche odiare) per la sua imprevedibilità e la sua irritante risata sempre entusiasta, e qui non è da meno. La genialità delle avventure vissute in questo Fuori dall’acqua spaziano dal trip psichedelico al viaggio nel tempo, da un’escursione nel cervello del protagonista, immancabilmente tanto zuccheroso quanto inquietante, a un incontro che ricorda l’ingegno mitico di Douglas Adams. Per finire naturalmente, come da titolo, sulla terraferma, con scene in CG assolutamente perfette e di considerevole livello, che possono tranquillamente vedersela con un blockbuster hollywoodiano. E proprio in quest’ultima parte, tuttavia, è il punto più debole del film, poiché si accantona l’abituale, studiata follia per percorrere le strade più battute delle gag generate dall’azione sfrenata. Parodiando l’attuale trend supereroistico, Spongebob e compagni vestono nuovi panni, con la maggior parte della comicità basata sullo slapstick, quassi si volesse avere la certezza di soddisfare i più piccoli. Non fraintendetemi, questo non significa siano da buttare, tutt’altro, solo si percepisce la differenza e per un istante si rischia di restare delusi. Istante che passa abbastanza velocemente, in qualunque caso.

Ambizioso e tecnicamente notevole, Spongebob – Fuori dall’acqua è un colorato mix di computer grafica, animazione 2D, 3D e live action, dove anche il villain in carne e ossa, volutamente stereotipato, ha tocchi da maestro nei suoi cliché. Considerato poi che a interpretarlo è un divertente Antonio Banderas, non possiamo esimerci dal ridere. Certo, in Italia il rischio è che si rida di e non con Banderas, ma che siate amanti dei biscotti oppure no, vederlo battersi con un forzuto Spongebob vestito come il miglior Paolo Villaggio di Fantozziana memoria, ha un che di irrinunciabile. Come dicevo all’inizio, tutta la pazzia controllata, le squisite gag, l’intelligente comicità e il surrealismo itinerante si può riassumere in una sola parola.

Geniale.

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