#STORIEdiSPORT – NAPOLEONE BONAPARTE: “LA MORTE NON È NULLA, MA VIVERE SCONFITTI E PRIVI DI GLORIA È COME MORIRE OGNI GIORNO.”

LuisOcana1973

di Davide Beretta

6 Giugno 1971, Mulhouse. Sta per cominciare il tanto atteso tour de France ed il favorito è sempre lui: Eddy Merckx, il cannibale. Nessuno sembra in grado di contrastare la sua inesorabile ascesa a miglior ciclista di tutti i tempi. E’ amato e odiato da tutti, colleghi e tifosi. I fan sono da anni in trepidante attesa di qualcuno che possa contrastarne il talento assoluto e dare al belga del filo da torcere.
Al Puy de Dome, questo desiderio sembra tramutarsi in realtà: un giovane ragazzo di nome Jesùs Luis Ocaña Pernìa riuscì infatti a vincere l’importantissima tappa, staccando Merckx (che conservò comunque la maglia gialla) di 15 secondi.
Ocaña, giovane promessa spagnola, nato a Priego il 9 Giugno 1945. Passista veloce, ma anche scalatore dallo scatto bruciante, specialmente nei momenti in cui le pendenze si fanno più aspre. A contraddistinguerlo un sorriso malinconico che lo accompagnerà per tutta la sua breve carriera.
Proprio per questo motivo però, il giovane non è ben visto dagli appassionati delle due ruote, nemmeno dagli spagnoli stessi, abituati ai più estroversi Josè Maria Fuente e Miguel Marìa Lasa. Fu soprannominato “lo spagnolo di Mont-de-Marsan” perchè da bambino con la famiglia era stato costretto a trasferirsi al di là dei Pirenei, in territorio francese.
La vittoria della Nevers di cui sopra, gli diede il coraggio di uscire dai suoi soliti schemi di ragazzo chiuso e addirittura di dichiarare ai giornalisti “il tour è cominciato oggi”.
A questo punto chiunque naturalmente pensò che nella successiva tappa chiave, Orcierens-Merlette, Merckx avrebbe reagito e, stuzzicato dalle provocazioni del nuovo rivale, non avrebbe lasciato possibilità. Ma così non andò.
Nonostante un furibondo attacco a Ocaña da parte di tutti gli uomini della Molteni, lo spagnolo si lanciò in una strepitosa fuga a oltre 77 kilometri dal traguardo e, cosa ancor più incredibile, il cannibale non riuscì mai a riagganciarlo. Ocaña giunse al traguardo in solitaria, con 8 minuti e 43 secondi su Merckx (per quella che resta ad oggi la sconfitta più pesante subita dal corridore di Meensel-Kiezegem) e conquistò la maglia gialla.
Ma Eddy non venne soprannominato “il cannibale” per niente. Nelle successive tappe recuperò oltre un minuto di distacco e arrivò a giocarsi la vittoria in una tappa nei pressi di Mont-de-Marsan, praticamente nella casa del rivale.
Nonostante avverse condizioni climatiche, la corsa fu leggendaria: Merckx tentò a più riprese di staccare Ocaña che, sebbene fosse in palese difficoltà, non concesse un centimetro al pluricampione. I ritmi erano forsennati, acqua e fango invadevano le strade e tra gli spettatori si percepiva nettamente la sensazione che si stava assistendo alla storia sportiva nel suo pieno svolgimento.
Probabilmente al giorno d’oggi una corsa del genere sarebbe stata temporaneamente sospesa a causa del tempo: i partecipanti alla competizione non riuscivano più a tenere la strada, molti frenavano coi piedi, altri si appoggiavano addirittura agli alberi. Ma né Ocaña né Merckx accennarono a rallentare la loro pedalata nemmeno in discesa, ai piedi del Portet d’Aspet.
All’uscita da una curva Ocaña perse il controllo e finì contro un muretto. Provò a ripartire d’orgoglio, spinto dal solo desiderio di riuscire nell’impossibile, ma i piedi ancora incastrati nei pedali gli resero vano ogni tentativo. La visibilità era davvero scarsa e sfortunatamente lo spagnolo di Mont-de-Marsan venne investito prima da Zoetemelk, quindi da Carril e da Agostinho.
Mentre Merckx si involava verso un’altra vittoria, un elicottero trasportava Ocaña nella clinica più vicina, evitandogli terribili ripercussioni e lesioni permanenti che il terribile incidente avrebbe potuto lasciargli in caso di mancato soccorso.CAdutaIl giorno dopo Merckx non volle indossare la maglia gialla e in un gesto di umanità che contraddistingue soltanto i campioni dichiarà: “Non ho il diritto di prendere una cosa che non mi appartiene”.
Ocaña non riuscì mai a riprendersi del tutto né dal punto di vista fisico né da quello psicologico. Essere stato ad un passo dall’impresa ed aver invece poi fallito in quel modo, compromise il suo già fragile carattere. Confidò ai giornalisti di sentirsi morire e nemmeno una visita all’ospedale dello stesso Merckx, che gli disse che un giorno il Tour lo avrebbe vinto sicuramente anche lui, riuscirono a risollevare l’animo infranto dello spagnolo.
L’anno successivo il sorriso di Ocaña non riuscì ad accendersi poiché fu costretto al ritiro a causa di una polmonite. E quando finalmente nel 1973 lo spagnolo di Mont-de-Marsac riuscì a trionfare al tour, fu purtroppo una vittoria mutilata, che non riuscì mai a soddisfare completamente il corridore: Eddy Merckx quell’anno aveva infatti deciso di non partecipare per preparasi alla Vuelta.

Così un giorno del ’94, forse per problemi finanziari, forse per problemi sentimentali, forse per un tumore appena diagnosticato, o forse semplicemente per non essere mai riuscito a trovare il suo posto nel mondo, Jesús Luis Ocaña Pernía si tolse la vita con un colpo di pistola alla tempia nella sua tenuta agricola. Una vita cancellata in un istante, ma una delle carriere più promettenti della storia ciclistica resta e resterà sempre: quella vittoria strappata di rabbia al cannibale, quell’unica tappa che lo separò dall’essere colui che aveva fatto cadere “il più grande di tutti” non saranno mai, non verranno mai dimenticate.

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