OXI, LA SCONFITTA DI TUTTI (O QUASI)

varoufakis_tsipras1

di Federico Minato

Grande entusiasmo in Sud Europa per il risultato del referendum greco sulle proposte della BCE, in seguito alla vittoria dell’”OXI”, così come auspicato dal premier Tsipras.

Un voto di dignità, un voto di speranza, un voto con cui la Grecia insegna nuovamente la democrazia a tutti, 2500 anni dopo.

Ma cosa cambierà davvero? Quali sono i reali benefici che la Grecia potrà trarre da questa misura?

Il problema sta infatti proprio qui: non ve ne sono.

Nelle democrazie moderne, la dignità conta sempre di meno e ciò che realmente importa è essere a posto con i propri conti pubblici.

La Grecia non lo ha fatto, nè lo potrà fare. Strangolata da interessi troppo alti, che non può più pagare, è costretta ad un futuro di miseria, sia che rimanga dentro l’UE, sia che ve ne esca.

In questo secondo caso, in particolare, non avrebbe neppure l’appoggio dell’unica istituzione che qualche interesse a salvarla, esclusivamente per un tornaconto personale, ossia proprio la BCE.

Chi crede che la Grecia possa rivolgersi ad altri creditori, ascolti cosa dicono Dilma Rousseff, o il ministro delle finanze russo, in merito ad un possibile ingresso nei BRICS da parte del paese ellenico: è il principio per cui un debutore che dichiara default diventa automaticamente impresentabile di fronte a nuovi potenziali creditori.

Insomma, un disastro, su cui vi è ben poco da esultare.

Ma allora, chi ha colpa in questa vicenda?

Sicuramente la stessa Grecia, che ha un welfare che non può sostenere e che l’ha costretta a queste condizioni. 250 miliardi di euro sono una cifra allucinante e spropositata rispetto alle risorse di cui dispone Atene, che non può spiegarsi con il semplice pagamento degli interessi.

La condizione strutturale della Grecia segnala un paese potenzialmente più corrotto di quello italiano, dove il settore pubblico risultata addirittura più inefficiente di quello nostrano.

Proprio a causa di questi problemi, non risolti dai vari governi locali, è difficile pensare che altri mettano a rischio dei capitali in futuro.

Inoltre, un Paese che era in grande crescita fino al 2007, ha subito in maniera superiore la crisi finanziaria del 2008, in quanto è quasi ovvio che un Paese che senta la possibilità di crescere, si indebiti per farlo.

Oltre al problema del settore pubblico, un altro grave errore fu quindi quello di non prevedere un piano che potesse ridurre la leva finanziaria, che invece andò sempre ad accentuarsi fino ad arrivare a tassi di interesse al 15%,

Il secondo grande colpevole è l’Unione Europea. Attenzione, non la BCE, ma l’Unione in sè. L’Unione che dovrebbe aiutare i paesi del Sud Europa a crescere, ma che finora ha permesso solamente alla Germania di uscire brillantemente dalla crisi e ha lasciato le briciole agli altri.

Questa è una situazione che non potrà durare nel lungo, perchè se Unione ci deve essere, essa non può prescindere da dei vantaggi comuni.

Vero, verissimo che l’Europa va a velocità differenti per cause imputabili ai Paesi del Sud Europa. Ma se il principio è che Paesi come la Germania fungano da traino (traendone ovvi vantaggi) sfruttando le altre economie europee, ci deve essere un vantaggio reale per tutti gli altri e non solo per la popolazione di certi paesi.

Questa vicenda ha dimostrato nuovamente come la mancanza di una unione politica reale pesi e sia destinata a creare problemi e basta in tutta l’Eurozona.

Tutti colpevoli, tutti sconfitti, dunque? Quasi.

E forse questo “quasi” dice più cose di quanto sembri.

L’impressione è, infatti, che se ieri è stato possibile effettuare un referendum in piena legalità, un motivo lo spiega adeguatamente l’ex Primo Ministro D’Alema: le principali banche tedesche e francesi possono ormai sopportare l’esposizione (estremamente più bassa rispetto ad un anno fa) di un creditore ritenuto ormai marcio e destinato a fallire.

Chi ci rimetterà, dunque, sarà il popolo che abita dal Peloponneso in giù e che ha insegnato gli ideali all’Europa moderna.

Forse, anzi quasi sicuramente, si andrà avanti con le trattative (le dimissioni di Varoufakis lo dimostrano), che non saranno comunque mai dolci con il popolo ellenico.

Ma stasera, a Francoforte, lo champagne scorrerà comunque.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...