SÌ CHIAMAVA P.

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di Enver Negroni

Martedì mattina alle 6 il sole bussava alla porta del cielo, ancora assonnato e immerso nella coperta di stelle. Aspettavo il treno per andare a fare un esame. Al binario 3 non c’era un cane. Solo io. “Ehi ragazzo, hai una sigaretta?” Una voce dall’oltretomba trapassó le mie orecchie. Mi girai e vidi un uomo sulla trentina, magro come un’acciuga con una maglietta rotta, pantaloni a pinocchietto sgualciti. Sulle spalle aveva uno zaino tutto rotto con un sacco a pelo davvero lurido. “Poveretto”, pensai e gli diedi una sigaretta. Mi chiese “cosa studi?”, ed io gli dissi “scienze della comunicazione” “Ah, vuoi fare il giornalista”. Non so perché ma mi sembrava una persona davvero interessante. Voleva dell’elemosina per prendere una brioche, così decisi di offrirgli una colazione. Andammo nel bar di fronte alla stazione, che aveva appena aperto. Aveva due occhi azzurri che sapevano di mare, quasi fosse un vecchio marinaio. Ordinammo due cappuccini e due brioches alla crema. Si chiamava P. e aveva 32 anni. “Dove vivi?” “Eh dove capita… Di solito mi metto in stazione a dormire, almeno sono sicuro che qualche ubriaco non mi possa picchiare…”. “Da quanto tempo vivi così?”, mi guardó con occhi di ghiaccio. “Mi stai facendo un’intervista?” Uscii allo scoperto, “Esatto!”. “Perchè proprio io?”, “sai, mi sarebbe piaciuto raccontare la storia che sta dietro alle persone che tutti considerano male, far vedere che esiste un lato umano…” Aveva capito dove volevo andare a parare. “Vivo cosi da quando ho perso il lavoro e mi hanno sfrattato da casa…” “Che lavoro facevi prima?” “Lavoravo in fonderia. Vivevo abbastanza bene, poi l’azienda è fallita. Ho mandato il curriculum ovunque, ma non mi hanno mai chiamato. È da circa un anno che dormo dove capita”. I suoi occhi luccicavano sotto la luce del lampadario basso del bar. “Ma come fai a procurarti da mangiare?” – “Vado alla mensa che c’è qui vicino, ma ho sempre una fame boia… Poi c’è una coda infinita di persone che sono nella mia stessa situazione.” Notó che indossavo una maglietta col viso di Jim Morrison “Ah, sei un fan dei Doors! Anch’io li amavo!” E attaccammo una discussione sugli anni 60 e la beat generation. È stato incredibile scoprire come tanta conoscenza si nascondesse dietro quella barba non fatta da chissà quante settimane. Era veramente un pozzo di conoscenza questo P.: amava la poesia, il teatro, l’arte, la cultura in tutte le sue forme. “Perdonami, ma mi viene spontanea una domanda da farti”, lui aggrottó le sopracciglia ed i suoi occhi lanciavano saette “Ma come mai sei così acculturato? Intendo dire… Non capita tutti i giorni di trovare persone che ti parlano di Miller come se fosse uno spettacolo televisivo!” – “Ho frequentato il liceo classico e mi piaceva un sacco leggere. Mio nonno aveva tantissimi libri in soggiorno e io mi immergevo nelle vite dei protagonisti di quei mondi lontani. Era un po’ come viaggiare. Mi sarebbe piaciuto andare all’università, ma dovevo aiutare mio padre e mia madre, quindi appena finito liceo andai a lavorare come “piccolo” in fonderia. Erano anni che ci lavoravo… E in un soffio ho perso tutto.” Ci furono dei secondi di silenzio interminabili, sembrarono ere geologiche. Guardai l’orologio di sfuggita e con orrore scoprii che il mio treno partiva in 10 minuti. Salutai P., pagai le colazioni e scappai di corsa sul treno per l’università.

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3 Comments

  1. Dove vivi?” “Eh dove capita… Dove vivi? In un cuore, in un’anima, là dove trovo una porta aperta. dove vivi? Nel cielo, fra le nuvole, là dove si possa continuare a sognare… Se riesco ad intervistare una compaesana, prima di trasferirmi a Trieste, ti racconterò la storia di una donna che quand’era piccola fu cresciuta come un maschio, un giorno si recò in chiesa con i pantaloni e fu cacciata, sapeva pure sparare… è una di quelle storie che mi piacerebbe immortalare su un foglio elettronico e sperare che qualcuno legga le storie di vite straordinarie. Un abbraccio. Sarah

  2. non appena incontrerò questa signora, le offrirò un caffè e scriverò gli appunti per l’articolo. Quando sarà pronto te lo farò leggere. 😉

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