LA REGOLA DEL GIOCO

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di Chiara Casuscelli

La regola del gioco di Michael Cuesta narra la vicenda realmente accaduta a un giornalista d’inchiesta americano, che, negli anni ’90, ha esplicitato il collaborazionismo avvenuto dieci anni prima tra la CIA (Central Intelligence Agency) e i ribelli sanguinari nicaraguensi.

L’Intelligence voleva insinuarsi nelle pieghe del regime politico presente in Nicaragua, per abbatterlo ed acquisirne il controllo mediante l’addestramento di un gruppo armato locale: i Contras, che si facevano chiamare “contrarrevolucionarios”. I guerriglieri colpivano principalmente obiettivi civili, ma ciò non interessava alla CIA perché consideravano i controrivoluzionari un mezzo necessario che avrebbe giustificato il fine. Anche il denaro utile al finanziamento della “missione” era semplicemente uno strumento, ma quest’ultimo veniva ricavato dalla vendita delle armi in Iran e dal narcotraffico americano. Basti pensare che la droga era importata negli Stati Uniti con il benestare dei servizi segreti, per essere poi venduta a caro prezzo nelle strade dei quartieri americani più disagiati. Infine, l’enorme guadagno veniva distribuito tra i grossi narcotrafficanti e i funzionari del governo americano, che avevano l’obiettivo di foraggiare i Contras.

Questo racconto sembrerebbe una sceneggiatura ben scritta, ma sfortunatamente è la realtà dei fatti e per anni si è cercato d’insabbiare le indagini, colpendo personalmente tutti coloro che tentassero di portare alla luce le malefatte della CIA. Nonostante le difficoltà, il reporter Gary Webb investigò metodicamente, pubblicando sul San José Mercury, nel 1996, ciò ch’era riuscito a scoprire in merito alle presunte alleanze tra i servizi segreti e i controrivoluzionari nicaraguensi.

Nel lungometraggio vengono narrati tutti i dettagli delle indagini di Webb, ma compaiono anche le avversità personali e professionali affrontate dal giornalista, generatesi dopo la sua scottante inchiesta. Ciò che manca al film è il vero finale dell’intera vicenda, perché rimane in sospeso e lasciato intendere dall’uscita di scena del protagonista. Sono le didascalie poste al termine della pellicola ad avere l’infausto compito di narrare il controverso epilogo della vita di Webb: pare che egli si sia suicidato nel 2004 con due colpi di fucile, tuttavia risulta complicato capire come una persona possa spararsi alla testa per ben due volte.

Ad ogni modo, Cuesta ha scelto di non descrivere gli ultimi anni di vita del reporter pluripremiato, che avrà dovuto scontrarsi con una realtà indicibilmente drammatica, aggravatasi dalla successiva impossibilità di mantenersi come giornalista.

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Ne La regola del gioco Gary Webb è personificato da un eccellente Jeremy Renner, che è in grado di veicolare tutte quelle sfumature emotive e caratteriali appartenenti a un personaggio complesso, dilaniato da un dramma professionale nonché personale. Invece, risultano ingiustamente marginali le interpretazioni di attori rilevanti come Ray Liotta e Andy Garcia, relegati all’angolo per effetto di alcune scelte registiche ed esigenze di sceneggiatura, facendo solamente intravedere lo sviluppo di due personaggi che avrebbero meritato maggior spazio.

Altro aspetto potenzialmente criticabile riguarda l’utilizzo della macchina a spalla o a mano: Cuesta ha privilegiato questa particolare tecnica di ripresa con l’intento di dare agilità alle immagini, rievocando le dinamiche dei reportage giornalistici. Purtroppo, in alcune sequenze si è infastiditi dal persistente movimento irregolare della telecamera, che compromette parzialmente anche l’attenzione dello spettatore.

Nonostante alcune scelte registiche, La regola del gioco è un film che merita di essere visto perché è in grado di attrarre e sgomentare lo spettatore, che rimane sconvolto dalla drammaticità di una storia ancora poco chiara nella realtà.

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