SE SI CAMBIA ANCHE L’INNO DI MAMELI

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di Mattia Barcella – Direttore SMPOST

Solo ieri ho visto il video dell’Inno di Mameli cantato all’inaugurazione di Expo Milano 2015 e, se mi permettete, sono rimasto davvero male quando ho sentito che le ultime parole del nostro Inno sono state cambiate in “l’Italia s’è desta, siam pronti alla vita“. Perché questa storpiatura del Canto di tutti noi italiani? L’inno di Mameli, quello vero, recita “siam pronti alla morte” in quel punto, ma per il direttore del piccolo coro dei bambini Stefano Barzan non poteva essere cantato così vista la tenere età dei coristi: «Abbiamo provato per dieci giorni. In quel passaggio, quelle parole “Siam pronti alla morte” stonavano in bocca a dei bambini. Così ne ho parlato a mia moglie e lei mi ha proposto la modifica: “Vita!” al posto di “Morte”. Subito l’ho riferito al regista e al responsabile delle musiche. Loro erano entusiasti. Le istituzioni sono state avvertite. E dopo pochi giorni è arrivato l’ok…». L’intenzione di cambiare l’Inno era stata quindi resa nota in anticipo al premier Matteo Renzi che non l’ha soltanto acconsentita, ma l’ha utilizzata per il suo discorso di inaugurazione dell’esposizione universale.

Dico già adesso che cambiare la tradizione, cambiare il testo di un inno nazionale per soli fini di immagine e di interesse, è a parer mio molto grave e non ci sono giustificazioni che tengano per apporre correzioni al testo. Siamo arrivati al punto che per questioni di marketing e di immagine di una classe politica e/o dirigente, si può arrivare anche a cambiare le parole dell’Inno di tutti gli italiani. Patriottici a seconda dell’esigenza in poche e semplici parole.

Come scrive Marco Venturini, esperto in comunicazione, su Il Fatto Quotidiano: “La modifica apportata all’inno – da “siam pronti alla morte” a “siam pronti alla vita” – è enorme ma semplice: si passa da un canto di morte, che Freud attribuirebbe all’istinto di morte e Fromm ad una società necrofilia (che prova attrazione per ciò che è inanimato) ad un canto di vita, proprio di una società biofila. L’inno di Mameli per il periodo e il background dell’autore, così come tutti i canti di guerra come quelli nel periodo fascista, inneggia alla morte. La paura della morte che poteva riscontrarsi in guerra veniva esorcizzata dai canti e dai motti mentre la cultura che veniva promossa nella società era quella del desiderio di morire per una causa maggiore. Al contrario, una società che preme per la vita è una società che ripudia la guerra e ha cura del benessere fisico della sua popolazione.”

Perché per una fiera sul cibo come Expo 2015, si è deciso di cambiare le parole dell’inno italiano? Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, tweeta: «Storpiato l’Inno d’Italia all’Expo 2015. Ma siete totalmente impazziti?». In un successivo momento aggiunge: «All’Expo 2015 Renzi ha rottamato pure Mameli. Per lui era poco cool, ora aspettiamo che la Boschi scriva il nuovo Inno». Ironia certamente, ma neanche troppa. Dei tanti commenti apparsi in rete sui social e sui siti dei giornali, uno mi ha colpito fortemente, quello di un certo Stefano da Roma che scriveva così: “Vivere per la Patria è bello ma morire per la Patria è molto più bello, Mameli morto a 20 anni sul Gianicolo ce lo insegna tutti i giorni. L’inno non si cambia. Gli eroi son tutti giovani e belli!”.

Concludo riproponendo un passo dell’articolo apparso sul quotidiano Libero a firma Fausto Carioti che racchiude al meglio anche il mio pensiero: “Ma tutte queste parole per voi vogliono dire poco. Fate una cosa utile e divertente, allora. Fatevi portare a Parigi dal vostro maestro, il genio che ha cambiato le parole dell’inno italiano. Scegliete una bella piazza centrale e fategli cantare la Marsigliese (voi no però, voi statevene da parte e fate i vaghi, fidatevi). Non la Marsigliese del testo ufficiale, piena di invocazioni tremende come «che un sangue impuro imbeva i nostri solchi», ma una versione emendata e spensierata, invocante all’amore fraterno e alla pace universale. Insomma, fategli fare all’inno nazionale francese quello che ha già fatto all’inno italiano. Poi guardate come il pubblico ringrazia il maestro per l’esibizione. Capirete più cose in quel momento che in tante ore passate sui libri.”

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