#STORIEDISPORT – GLENN RIVERS 1a parte

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di Davide Beretta

Forse la maggior parte degli appassionati di basket conoscerà Doc Rivers soprattutto per le imprese straordinarie compiute alla guida delle panchine di Orlando Magic prima, e Boston Celtics poi. Ma Glenn (questo il suo vero nome), prima del Coach of the Year Award nel 2000, prima dell’era dei Big Three, prima di aver riportato nella capitale del Massachusetts un titolo che mancava da 22 anni, è stato anche un grande interprete del gioco con la palla tra le mani. E questa è la storia di Doc Rives, il coach che ha appena eliminato i campioni in carica dei San Antonio Spurs con i suoi Clippers, quando ancora calcava il parquet più ambito del mondo come playmaker…

Glenn Anton Rivers nasce a Chicago il 13 ottobre 1961 da una coppia molto unita e completamente dedita a crescere il figlio nel migliore dei modi. Il ragazzo si innamora sin da giovanissimo del basket, incentivato anche dallo zio, Jim Brewer, celebre stella della Proviso East High, giocatore NBA e persino vincitore di un titolo con i Los Angeles Lakers nel 1982.
Nonostante non ha mai gradito dedicarsi alla scuola ed impegnarsi nello studio, Glenn decide di impiegare tutte le sue forze per il test di ammissione alla stessa High School dello zio, così da poter perseguire il suo sogno di seguirne le orme. Il risultato sorprende lo stesso ragazzo che ottiene il secondo miglior risultato e Rivers, anno dopo anno, comincia a farsi conoscere oltre i confini dello stato.
Nel 1980 viene selezionato tra gli All-America con altri futuri giocatori NBA quali Vern Fleming, Jim Petersen, Derek Harper, Joe Kleine e Sam Perkins. Durante l’estate inoltre, Glenn viene invitato a Milwaukee per partecipare ad un camp estivo al quale sono presenti anche alcuni giocatori dei Bucks. Il camp è tenuto da Al McGuire e l’allenatore è l’indimenticabile Rick Majerus. Ed è proprio a quest’ultimo che dobbiamo uno dei migliori soprannomi della storia del basket. Rivers agli allenamenti indossa la maglia di Dr. Julius Erving, suo idolo da sempre. Rick, durante un azione di gioco, vuole richiamare il ragazzo, ma non si ricorda il suo nome. Non impiega molto a riconoscere la maglia numero 6 che Glenn indossa, e l’appellativo esce naturale dalla bocca di coach Majerus: “Hey Doc!”. Quel soprannome, utilizzato quasi per caso, lo seguirà per tutta la sua irripetibile carriera.

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Finita l’estate Glenn “Doc” Rivers deve iscriversi all’università e la scelta ricade su Marquette. E’ una scelta logica, quasi scontata: ateneo prestigioso, non lontano da casa, e che il ragazzo (tra camp estivi e quant’altro) frequenta ormai da tempo.
Il padre lo accompagna personalmente all’incontro con coach Hank Raymonds, per avvisarlo di persona di quanto sia testardo il suo giovanotto. La richiesta di papà Grady è semplice: far crescere Glenn sia umanamente che cestisticamente (Doveva ancora migliorare molto la difesa). E Raymonds riesce perfettamente nel suo compito.
Gli insegna infatti che ci sono diversi modi di interpretare il gioco, non solo a grande velocità ( sistema a lui più congeniale a quel tempo, dal momento che è un atleta fuori dal comune). Il lascito di coach Hank è lo stesso che si evince oggi in ciò che lo stesso Rivers dichiara di insegnare ai suoi giocatori. Grazie a Raymond e alla sua tecinca in costante miglioramento, Doc vive degli anni meravigliosi al college, e dei momenti indelebili con la maglia di Marquette. Nel gennaio del 1981, ad esempio, Glenn realizza un buzzer beater da metà campo al termine dei tempi regolamentari che consente agli Warriors di sconfiggere Notre Dame sul loro stesso campo. L’anno successivo, contro i medesimi avversari, i tifosi lo fischiano ogni volta che tocca palla; Durante l’intervallo si accorda allora con il compagno di squadra Wilson: si sarebbero passati la palla a vicenda, dopo averla tenuta in mano non più di un secondo ciascuno…il risultato è esilarante. I tifosi fischiano, smettono, fischiano, e smettono confondendosi e, soprattutto, confondendo i loro stessi giocatori che si deconcentrano al punto da subire un parziale non più recuperabile.

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L’anno successivo accade quello che, secondo lo stesso Doc, è uno degli avvenimenti extra-cestistici che più gli ha sconvolto radicalmente l’esistenza. Un professore del college, tale Rhodes, lo invita a casa sua per spiegargli l’importanza dello studio, fino ad allora completamente trascurato da Glenn. Ancora oggi Rivers è convinto che quel cambio di mentalità trasmessogli sia stato fondamentale per il suo futuro di allenatore, di padre e di uomo, dal momento che gli ha permesso di comunicare gli stessi insegnamenti ricevuti ai suoi giocatori: senza un adeguato livello di istruzione, una volta terminata la carriera sportiva, il mondo sarà pieno di difficoltà insormontabili.
Nell’estate del 1982 Rivers viene convocato nella nazionale USA che partecipa ai mondiali in Colombia: la squadra, priva di giocatori chiave e di lunghi all’altezza della competizione, si classifica soltanto al secondo posto. Tuttavia Doc fa registrare ottime prestazioni (15/16 al tiro nelle ultime tre partite, concludendo quasi 17 di media) che gli valgono il titolo di MVP del torneo, battendo la concorrenza dei super esperti giocatori europei come Kikanovic, Dalipagic, Oscar, Sibilio, Tkatchenko o Valters. Tutto a soli 21 anni.
Il ragazzo da Marquette si dichiara eleggibile al draft del 1983, ma i numeri collezionati durante le stagioni all’università (14 punti, 5 assist, 2 recuperi), sono appena sufficienti a classificarlo come buon giocatore, e Glenn deve attendere il secondo turno, precisamente la 31esima chiamata, per essere scelti. I playmaker selezionati prima di lui sono Derek Harper, Ennis Whatley, Jon Sundvolt e Sidney Lowe. Rivers sarà l’unico All Star tra le point guard di quella classe. A Marquette però Doc ha dato molto, e viene quindi ricompensato a dovere: la sua maglia numero 31 viene ritirata e tuttora detiene il record per le matricole per punti, recuperi, percentuali al tiro e canestri realizzati; nel 2000 gli verrà inoltre attribuito il premio Young Alumns Award e nel 2005 sarà gratificato della nomina nel Consiglio di Amministrazione.

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Per quanto riguarda la vita privata, il periodo passato nel Wisconsin gli permette anche di conoscere la signora Kristen Campi, poi sposata nel 1986. L’ unico “difetto” che la ragazza ha, è quello di avere la pelle bianca, circostanza che crea alla coppia numerosi problemi già nei primi periodi del loro rapporto, tra gomme dell’auto tagliate e scritte minacciose sul marciapiede davanti a casa. I consigli del padre, come al solito, sono fondamentali per capire quanto sia necessario diventare forti in modo da superare anche queste prove, che non furono le uniche, ne’ le peggiori, che attendevano gli sposini.

Tornando al parquet, Glenn si unisce agli Atlanta Hawks, i quali sono reduci da un’ eliminazione al primo turno dei Playoffs e dal cambio di allenatore, e si trovano quindi in una situazione alquanto delicata. La squadra ha già però una chiave per la ricostruzione: l’ex rookie Dominique Wilkins, secondo marcatore della squadra con oltre 17 punti a partita durante l’annata precedente.

…Appuntamento a giovedì prossimo per la seconda parte

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