IL (SM)POST DEI LETTORI – STORIA DI UN GOOD BOY DIMENTICATO: SIMONE FARINA

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di Francesco Covelli

Simone Farina nasce a Roma nell’aprile 1982. Come molti ragazzini di allora ha la passione per il gioco del pallone. Oltre alla passione, però, Simone è dotato anche di buona tecnica e di una discreta dose di talento. Se ne accorge la Roma che decide di portarlo, all’età di 16 anni, nel proprio settore giovanile.
Dopo 4 stagioni in giallorosso (condite da due presenze nell’Under 15 azzurra) viene ceduto al Catania (serie C1) dove ha inizio la sua carriera da calciatore professionista.
Carriera che lo porterà a vestire le maglie di Cittadella Padova, Gualdo, Celano Marsica e Gubbio.
La sua avventura nel mondo calcistico sembra avere un sussulto nel 2011 quando il Gubbio viene promosso in Serie B.
Farina viene confermato e l’anno successivo disputa ben 15 partite nel campionato cadetto. Purtroppo la formazione umbra però retrocede.

Bene, questa la storia del Simone Farina calciatore.
Lo si può dire chiaramente: una storia banale.

La storia del Simone Farina UOMO invece vale la pena di essere narrata, approfondita e ricordata da tutti, giovani amanti del caro vecchio pallone in primis.

Essa narra di un ragazzo di 28 anni che ha avuto gli attributi (e che attributi!) di denunciare un suo collega, Alessandro Zamperini. Quest’ultimo aveva proposto a Simone di combinare una partita valevole per la Coppa di Italia fra il Cesena ed il Gubbio dove militava lo stesso Farina.
Il gesto ha generato un grande clamore e allo stesso tempo enorme scompiglio nel “sistema Calcio”. Quest’ultimo, marcio a partire dal suo presidente (Lotito) e la sua “marionetta” (Tavecchio), ha subito un colpo bassissimo che ha minato la credibilità e la trasparenza che, dopo lo scandalo Calciopoli, sembrava aver (ma dove?!?) recuperato.
La denuncia di Farina ha suscitato scalpore fondamentalmente per due motivi:

1) Il primo, il più importante dal punto di vista etico, è che il difensore eugubino ha rinunciato a ben 200000 ( duecentomila euro) offerti da Zamperini allo stesso Simone ed altri tre suoi compagni per “truccare l’incontro”. E’ vero che i calciatori godono di stipendi da “nababbi”, ma è altrettanto vero che l’ingaggio di Farina all’epoca era relativamente modesto. Si capisce al volo quindi che un’offerta così considerevole era per Simone alquanto allettante e la sua rinuncia è stato un gesto “rivoluzionario” e alquanto difficile da compiere.
2) Inoltre, e questo è il motivo principe della vicenda, la denuncia della combine ha comportato l’avvio della seconda tranche dell’inchiesta sull’operazione “Last Bet”. Quest’ultima (denominata per l’appunto “ultima scommessa”) è da reputarsi come una delle più importanti e violente inchieste svolte dalla giustizia sportiva e ordinaria del nostro tempo. Nata per debellare il cancro del calcio scommesse che accompagna in ogni epoca il mondo pallonaro le squadre ed i giocatori presenti in questo filone giudiziario sono di prim’ordine (Antonio Conte, l’Atalanta B.C., il Bari Calcio, Bonucci, Signori, Masiello…).

Simone Farina divenne (lo si può ben immaginare) celebre e si ritrovò, in un primo momento, inondato di elogi e riconoscimenti. Solo per citarne alcuni Cesare Prandelli, l’allora CT della Nazionale, lo convocò per un raduno a Coverciano; Blatter (parlare di Blatter e di giustizia sportiva nello stesso articolo provoca ilarità ma sorvoliamo) lo invitò addirittura per la premiazione del Pallone d’oro 2011 invitandolo sul palco della kermesse e incensandolo davanti alla stampa mondiale.

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( Simone Farina alla premiazione del pallone d’oro con Joseph Blatter )

 

Ancor prima di raccontare quello che accadde successivamente alla carriera/vita del ragazzo romano sale in me un mix di amarezza, rabbia e delusione inimmaginabile…

… Simone Farina infatti improvvisamente ed inspiegabilmente (ma non troppo) la stagione calcistica seguente smette di essere un giocatore di calcio.
La voglia c’è, anche le qualità fisiche e tecniche, che non possono certo essere scomparse in pochi mesi.
Ma purtroppo in quel breve lasso di tempo è successo quanto narrato ed il lettore dotato di senso critico (e consapevole che la storia si svolge in Italia) potrà quindi ben immaginare il motivo per il quale Simone Farina giocatore non interessi più a nessuno.
Dovrebbe essere un esempio invece è diventato scomodo. Non è difficile immaginare che potrebbe essere controproducente per una società annoverare in rosa un UOMO (ancor prima di un giocatore) con il coraggio di denunciare tutti gli illeciti presenti in un mondo e un sistema, quello calcistico appunto, sempre più infangato dalle frodi.
Le società non pensano che avere in squadra “Mister Clean” (così venne ribattezzato dai media) può essere un orgoglio e portare vantaggi di immagine.
Il Mondo calcio, quindi, come un’ organizzazione mafiosa che si rispetti, decide di eliminare l’usignolo che, per sua sfortuna, ha parlato troppo.
Certo, fa veramente impressione che nessuna squadra di qualsiasi categoria abbia provato ad acquistare il cartellino di Simone. Ci sono state voci di Farina al Perugia, subito smentite, dopodiché nulla… Il VUOTO.
Simone appende le scarpe al chiodo a 30 anni nel pieno dell’attività agonistica e in un momento felice della sua carriera: niente infortuni, un campionato di Serie B con molte presenze.

Tristezza infinita.

Tutto finito?
Certo che no!

Perché se è vero che la nostra è una nazione corrotta, amorale e irriconoscente è altrettanto vero che esistono ancora Paesi (fortunatamente) che puntano su persone oneste conferendo loro incarichi di prim’ordine.
Il nostro Simone, dopo un periodo di disoccupazione, nel 2012 viene infatti contattato dall’Aston Villa (squadra in vista di Premier League inglese) che gli propone l’incarico di Community Coach.
Questo termine indica una persona dedita ad insegnare i valori e le regole di lealtà sportiva ai ragazzini che si affacciano per la prima volta sul rettangolo di gioco.

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A questo punto bisognerebbe chiudere questo articolo con un gioioso “Tutto è bene quel che finisce bene” ed invece sinceramente questa vicenda fa rimanere con l’amaro in bocca e fa restare, come già detto in precedenza, sconfortati.
Mi fa pensare che il nostro Sistema Calcio ha fallito ancora una volta.
Un sistema sporco, anzi lurido, che emargina uno sportivo solo perché onesto, pulito e portatore di sani valori.
Ci rendiamo forse conto che Simone Farina per continuare a lavorare nell’ambito calcistico ha dovuto emigrare fino in Inghilterra?!?
Tavecchio e soci non si vergognano quando pensano che persone come Simone sono state allontanate mentre praticamente quasi tutti i nomi all’interno del filone d’inchiesta Last Bet operano ancora nel mondo calcio? (mi dicono che qualcuno alleni anche la Nazionale….).
Allo stesso tempo le squadre nostrane non provano vergogna nel sapere che ci si è fatti sfuggire un ragazzo che al calcio italiano avrebbe potuto insegnare tanto? Possibile che nessuna di esse abbia almeno provato ad ingaggiarlo?
Mancanza di personalità e coraggio tipico di noi italiani…

Questo racconto lo dedico a Simone Farina e al suo coraggio, quel coraggio e quella onestà che purtroppo l’hanno allontanato. Sabato scorso ha compiuto 33 anni. Li ha festeggiati da allenatore di un settore giovanile importante, certo, ma dentro di lui, ne sono sicuro, resterà sempre l’amarezza per come è stato trattato dal Paese che ha provato a migliorare col suo gesto.

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