IO NON HO PAURA

1352-bullismo

di Linda Moranzoni

È il mio primo giorno di scuola della quarta elementare.
Dovrebbe essere un giorno fantastico. Già, dovrebbe.
Dovrei avere voglia di vedere Luca, il mio compagno di banco, il mio migliore amico fin dall’asilo. Dovrei avere voglia di vedere Giulia e Marina che sono sempre così carine e, quando sto a casa malato, la mamma chiama a casa loro per i compiti e vogliono sempre sapere come sto e salutarmi. Già, dovrei.
No.
Io a scuola oggi non ci voglio andare.
No mamma, è inutile che insisti, io da questo letto non mi muovo.
Voglio stare sotto le coperte, voglio stare nel mio rifugio.
Non voglio mettere quegli occhiali maledetti e no, non voglio vestirmi in quel modo.
No, non voglio.
No mamma, non ho fame, la colazione non mi va, mi fa schifo oggi.
A scuola c’è quel prepotente di Marco che mi prende in giro. Poi certe volte vuole anche la mia merenda. E alla fine della terza si era anche creato un giro altri bambini cattivi.
No mamma, non voglio andarci a scuola.
Poi mamma, te lo ricordi quando quest’estate sono tornato dall’oratorio tutto pieno di fango? In quella pozzanghera non ci sono caduto, in quella pozzanghera mi ci hanno spinto. E gli occhiali si sono rotti. “Quattrocchi! Quattrocchi! Adesso ci vedi quattrocchi?”
No, mamma, non scendo da questa maledetta macchina. Vengo al lavoro con te piuttosto.
Guardalo lì Marco che già fissa il mio zainetto rosso. C’è dentro la tua torta mamma, e se non gliela do se la prenderà comunque o peggio mi picchierà.
Mamma, aspetta!
No, aspetta, non darmi il bacio davanti al cancello: ridono sempre tutti e poi ormai non mi protegge più, i mostri che dicevi che non esistevano esistono eccome. Sono lì appena dentro il cancello.
Portami con te mamma.
Ho paura mamma, anche se non sembra ho paura. Non te lo dico e faccio finta di niente. Me ne sto zitto zitto anche se so che ti sei accorta che c’è qualcosa che non quadra. Però non te lo dico. Non me lo chiedere, tanto lo sai già che ti dirò che va tutto bene.
Va tutto bene mamma.
È una bugia. Non va bene affatto. Lo so, mi sta aspettando sulla porta.
No mamma, non lasciarmi qui, nemmeno la maestra Rosa si accorge di quello che mi fanno Marco e il suo amico Christian. È sempre impegnata a chiacchierare con le altre maestre all’intervallo e non ci guarda nemmeno.
Va bene mamma, io entro, però vieni subito quando suona la campanella che io in questo posto non ci voglio stare.
Luca, dov’è? Mi aveva accennato qualcosa, ma pensavo scherzasse quando diceva che andava a vivere a Roma.
Sono solo mamma.
I bulli sono lì, devo affrontarli. Come faccio da solo?
Stasera tornerò a casa e ti dirò come sempre che è tutto Ok, tu ci crederai più o meno e farai come se nulla fosse, troppo impegnata anche tu a fare i conti per il lavoro e a sistemare casa per accorgerti di tutto il resto.
Magari se ne accorgerà Sergio. Anche lui, quando aveva 9 anni, una volta l’hanno picchiato. Eravamo all’oratorio, me lo ricordo. Poi quei ragazzacci, vedendomi lì mi hanno detto “E tu, fratello dello sfigato, se dici anche solo una parola le prendi anche tu”.
Si, me lo ricordo lo sguardo di Sergio: sembrava dire “Michy, sarà il nostro piccolo segreto”.
Sono passati cinque anni e adesso 9 anni li ho io. Ci sono io nelle mani di quei bambini cattivi. La vorrei anche io la forza di Sergio.
Vorrei gridarglielo anche io.
Si vorrei.
“IO NON HO PAURA! Io non ho paura di voi”
Ma non ce l’ho. La campanella suona, ormai sono dentro.
La mamma è andata.
Io ho paura.

Il bullismo esiste dalle elementari alle superiori.
Se chiudete gli occhi non cambia niente. Per aiutare chi ne è vittima, il modo giusto non è voltare la testa dall’altra parte.
La cosa più difficile è accorgersene: spesso i bambini si vergognano, potrebbero essere stati minacciati, nella maggior parte dei casi il campanello dall’allarme è il silenzio.
Questi potrebbero essere i pensieri di una vittima di bullismo.
Questi potrebbero essere i pensieri di un bambino che entra dal cancello della scuola qui dietro casa mia, di uno che entra nella palestra in cui alleno, di uno che sta andando a fare catechismo in oratorio.
Potrebbero essere i pensieri di un bambino qualunque.

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