CENSURARE PER IGNORARE?

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di Marco Bellinzona

Caoticamente bombardati di notizie, gli aviatori dei mass-media annebbiano il nostro terreno con un denso polverone di news. Le nostre vie di respirazione sono intasate dalla quantità mastodontica di granelli di sabbia che ci soffocano. A bocca spalancata, aspettiamo il prossimo boccone che mamma Mediaset o babbo Facebook ci porgeranno. E buttiamo giù gossip, cronaca, sport, politica… come porcellini che ingeriscono ogni alimento gettato nel recinto. A dirla tutta, meglio porci sazi che alieni disinformati, onniscienti anziché ignoranti. Bisogna sapere! Sapere quando scoppiò la guerra, sapere chi sia il vicino di casa, sapere come buttare la pasta o stendere i panni, sapere perché sia stata approvata una nuova legge, sapere come sia andata a finire la condanna di un indagato e, perché no, sapere l’ultimo rumor sulla pop star preferita. Sapere. E finalmente si può mangiare abbastanza. Conoscere il vero andamento delle cose. Conoscere il mondo e viaggiare in oriente, cliccando “Hong Kong” su Google.

Tuttavia il polverone sollevato ci offusca alcuni angoli della strada. Il mondo è rotondo, si sa, ma anche in un cerchio ci sono angoli. Dove? Dove non si sa cosa succede. Non serve viaggiare per terre esotiche per trovare misteri, scrigni ancora sotterrati sotto una “x” che non si legge più. Ci sono misteri anche in occidente, non per forza in templi sepolti.

Per essere concreti, approdiamo sulle calde terre della Siria (anzi, scottanti). Cosa fa questo famigerato ISIS? Tutti, bene o male, lo sappiamo. Spara, rapisce, giustizia, uccide, minaccia, terrifica. Sappiamo che esiste, sappiamo che c’è, a un mare di distanza. Sappiamo che non esitano ad accendere la miccia. Oltre a ciò? Cosa si sa sull’ISIS? Cosa si sa della loro pericolosità? Niente, concretamente. In quanti hanno mai visto la filmografia jihadista? Si sa che, da qualche parte, ci siano decapitazioni e video messaggi minacciosi registrati da uomini incappucciati (ad essere onesti, nemmeno l’esistenza di questi è scontata, per molti). E poi? Nessuno ha mai visto questi famigerati video. Se non nessuno, giusto una timida frazione del popolo dei “curiosi”. Non sorprende la dichiarazione di Monica Maggioni, direttrice di Rainews, che ha ribadito l’antipropaganda promossa contro la pubblicazione di quei filmati. Sappiamo che l’ISIS spara, ma non abbiamo mai tastato i loro coltellacci aguzzi. Non sappiamo quanto feriscano le loro lame. L’ISIS c’è, qua o là nel globo, ma non siamo a conoscenza della loro letalità. È giusto nascondere un’informazione, reprimere una notizia “scomoda”, addomesticare un cane rabbioso di modo che non possa mordere? E invece il cane morde eccome. Il terrorismo azzanna, ma non sappiamo quanto. La Maggioni ha preso a bastonate una bestia, le ha messo museruola e guinzaglio. Tuttavia la bestia dell’ISIS azzanna, affonda le fauci nella carne per poi strappare con violenza. Non si può inibire la violenza di una bestia semplicemente nascondendola in un canile. Il terrorismo sbrana, dissangua, uccide, anche se non si sa che il cane morde. A tal proposito, è lecito porsi una domanda: è giusto censurare? È opportuno che un buon italiano si ponga questa domanda, visto che Reporter senza frontiere, su scala mondiale, classifica il nostro paese al 57° posto per libertà di stampa e che Freedom House lo reputa “parzialmente libero”, ponendolo dietro a diversi paesi comunisti dell’Europa Orientale.

Questo è un postulato: sappiamo tutti che il terrorismo fa terrore. Ma quanto terrore? Fino a che punto può spingersi la mano di un uomo che impugna una lama, spingendola in una gola? Non ne apprendiamo la gravità, il rischio, il pericolo, finché non si vedranno, nel concreto, quei video oscuri. Vogliamo essere informati, fino in fondo. Non ci basta l’ennesimo battibecco sull’ennesimo amante dell’ennesima pop star. Vogliamo sapere. Sapere come gira il mondo. Sapere quanti sassi abbiamo nella scarpa, malgrado siano scomodi. Sapere quanto morde una bestia, vedere quanto sono insanguinati i suoi canini. Dove c’è censura, c’è molta informazione. Talvolta pure esagerazione, ma sempre informazione. Se si nasconde qualcosa, la si teme, in un certo senso. Ma è giusto vederla, bella o brutta che sia, confortevole o spigolosa, rinfrescante o maleodorante, pulita o sanguinosa. Censurare, prima di tutto, è uccidere. Censurare un libro? Imbavagliarne lo scrittore. Censurare un film? Macchiarne un copione. Censurare un video terrorista? Nascondere una realtà che non è poi così distante, ahimè.

Certo, è anche vero il contrario. Talvolta si nasconde per non scioccare, per farci dormire a sonni tranquilli e non ricoverarci. Peccato che nascondere una bomba a orologeria sotto il guanciale possa essere poco conveniente. Malgrado siano cruenti e terribili, quei video racchiudono realtà allarmanti che, se pur temibili, vanno conosciute. D’un lato sarebbe sbagliato sparare in faccia a un lettore la foto di uno jihadista che sbandiera il capo di un giustiziato, ma ancor di più nasconderlo sotto metri di terra. Devono essere visti: magari non esibiti in una teca di vetro, a mo’ di statuetta, però per lo meno recuperabili e visibili.

I bambini vedono i video dell’ISIS e si scandalizzano? Nel 2015 pure gli infanti possono permettersi di accedere al web senza troppi intoppi. Da qui possono addentrarsi in contenuti assai più scandalizzanti di un’esecuzione. Non si possono fare moralismi a tal proposito, nascondere per evitare che i propri pargoli vengano terrificati. È bene che non vedano la crudeltà dell’uomo, ma non per questo il popolo adulto deve rimanere all’ombra del mondo, relegato su qualche bell’isola nell’Atlantico a fissare un cielo solare e sprizzante di allegria. Anzi, a dirla tutta dovremmo tutti sapere quanto sia sporco il mondo, non solo quanto sia pulito, sapere che l’igiene pubblica del pianeta Terra non sia la migliore nella galassia. Qui si parla di ISIS, ma il discorso può riguardare una qualsiasi altra fonte.

Sarà pure soddisfacente e delizioso il pasto caldo servito quotidianamente dai media, ma ogni tanto non fa male un sorso di qualche liquore amaro. In una buona tavolata c’è sempre un po’ di tutto. Stonerebbe nascondere il bitter solo perché non tutti lo gradiscono!

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