#GOLDENGOAL – BAD BOYS

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di Davide Beretta

“Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcool e automobili. Il resto l’ho sperperato” (George Best)

Genio e sregolatezza, si suol dire in questi casi. Sono molti, nel corso della storia, i calciatori che si sono distinti, oltre che per il talento e le abilità sul campo di gioco, anche per quello che hanno combinato nella loro vita extracalcistica. Da semplici giocatori un po’ anticonformisti, a fuoriclasse che, a causa della loro indole ribelle, si sono avvicinati troppo ad alcool e droga, fino a morirne.
Vediamo ora insieme 10 dei più grandi campioni dissidenti del passato e del presente di questo sport che, con i loro comportamenti, si sono guadagnati la nomea di “cattivi ragazzi”.

10. Wayne Rooney
Tra i più forti attaccanti inglesi degli ultimi 20 anni sul rettangolo verde. Testa calda al di fuori di esso. Rooney, avvezzo alla “bella vita”, è ormai un habitué di ubriacature in pubblico e soprattutto di scandali sessuali. Certo quella dei tradimenti non è un’abitudine nuova ai giocatori della nazionale inglese (si pensi ad esempio ad Ashley Cole o allo storico capitano Jason Terry), ma Rooney è risultato essere più recidivo di altri. In più di un’occasione il ragazzo di Liverpool è stato infatti pizzicato a tradire la bellissima moglie con escort di lusso, sia durante il fidanzamento che addirittura durante la gravidanza della sua signora. Per non farsi mancare nulla, Wayne ha fatto inoltre parlare nuovamente di sé qualche anno fa per uno scandalo di calcio scommesse che è costato la prigione a padre e fratello. “Buon” sangue non mente.

9. Omar Sivori
Soprannominato, non a caso, “el cabézon” (il testone), Sivori si distinse nel nostro campionato con le maglie di Juventus e Napoli non solo per il talento innato ed i piedi fatati, ma anche per il suo essere sempre sopra le righe durante le partite. Era solito tenere i calzettoni arrotolati scoprendo gli stinchi come per invitare gli avversari a colpirlo proprio lì, dove fa più male. Aggressivo, irrequieto e attaccabrighe, una volta si prese persino uno schiaffo in faccia da Charles, suo compagno di squadra in casacca bianconera.

Sivori Charles

Celebre fu il battibecco con il direttore di gara Concetto Lo Bello, quando Omar giocava nella città partenopea. L’argentinò rispose piuttosto male all’arbitro e si prese 6 giornate di squalifica. Cosa gli disse, rimane un mistero.

8. Mario Balotelli
Talento in erba sin da giovanissima età che però non è mai maturato come ci si aspettava, né dal punto di vista calcistico né tantomento da quello caratteriale. Ribelle in campo e ribelle fuori, da sempre. Appena 18enne, quando militava ancora nell’inter, durante una partita di Champions League contro il Manchester United, ha sfidato in un faccia-a-faccia Cristiano Ronaldo dopo aver commesso fallo sullo stesso fuoriclasse portoghese. Negli anni successivi ha litigato con tutto il mondo nerazzurro: prima Mourinho, poi con i tifosi per essersi tolto e poi aver gettato a terra la maglia al termine della semifinale di Champions del 2010 con il Barcellona, e infine si è persino beccato un calcio in c**o da Materazzi.

Mario Balotelli

Personalità prorompente, cambia tante donne quanti tagli di capelli. Quando è approdato in Inghilterra, al Manchester City, ci si aspettava finalmente un’evoluzione, ma così non è stato. Un frontale con la macchina a poche settimane dall’arrivo, una multa dietro l’altra, l’episodio delle freccette lanciate contro i ragazzi della prima vera, fino alla casa in fiamme. C’è davvero bisogno di chiedersi “Why always me?”, Mario?

7. I brasiliani
Questa posizione della nostra piccola classifica è riservata all’intera categoria dei calciatori brasiliani che, a dirla tutta, merebbero una graduatoria a parte. La maggior parte di loro sono stati degli autentici fenomeni fino ai 30 anni, momento in cui hanno iniziano a darsi alla bella vita extracalcistica e a comparire sempre più frequentemente nei giornali di gossip.
Per rinfrescarvi la memoria, ricordiamo:
– Edmundo e le feste durante il carneval do Brasil
– Adriano tra boss mafiosi, prostitute, droga, alcool e troppo troppo cibo
– Ronaldinho e le centinaia di donne conquistate a ritmo di samba
– Ronaldo (il fenomeno) e le disavventure con i trans
– Amantino Mancini e l’accusa di stupro
– Garrincha tra mogli, amanti, i 14 figli e l’alcool che gli causò la morte per cirrosi epatica a soli 50 anni.

6. Antonio Cassano
Carattere simile a quello di super Mario Balotelli ma con MOLTO più talento sul rettangolo verde, purtroppo però espresso a pieno solo per pochi anni della sua carriera. Tanto avvezzo a certi comportamenti che ormai ogni “marachella” combinata su un campo da calcio della Serie A, viene definita una “cassanata”, in onore di FantAntonio.

ITALY SOCCER

Dalle guide senza patente ai tempi baresi, alle bandierine spezzate, fino ai più eclatanti “cornuto!” rivolto all’arbitro Rossetti con tanto di gesto affine durante una partita di coppa Italia, o al litigio con Pierpaoli quando Cassano indossava la maglia della Doria. In quell’occasione il ragazzaccio si tolse arrogantemente la divisa, la gettò in direzione del direttore di gara, sbraitando “Ti aspetto fuori!”.

5. Paolo Di Canio
Una delle personalità più affascinanti che abbiano mai calpestato l’erba dei campi da calcio di tutta europa. Una sorta di Dottor Jekyll e Mr.Hyde con un senso del gol e una capacità di farsi amare dai propri tifosi fuori dal comune. Nel corso della sua quasi ventennale carriera ha alternato momenti deprecabili ad altri da standing ovation.

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Una clamorosa spinta all’arbitro ai tempi dello Sheffild gli costò addirittura 11 giornate di squalifica; e come non dimenticare i due saluti romani rivolti alla sua curva laziale come esultanza dopo un goal? In quel caso Di Canio fu costretto anche a pagare qualche migliaio di euro di multa.
Il momento più bello però, tipico esempio del cattivo dal cuore d’oro, il romano lo ebbe durante la partita Everton-West Ham disputata il 18 dicembre del 2000, quando il giocatore azzurro vestiva la maglia della squadra londinese: il portiere dei padroni di casa, Paul Gerrard, si avventura in un’uscita al limite dell’area ma i suoi legamenti cedono e cade su sé stesso, la palla schizza verso l’ala destra dove Trevor Sinclair mette al centro un cross per Di Canio che può facilmente insaccare a porta vuota; Di Canio invece, afferra la palla con le mani fermando il gioco, indicando il portiere avversario e rendendo tutti consapevoli della criticità della situazione. Il Goodison Park esplose in una ovazione e Di Canio ricevette il premio Fair Play dell’anno unito a una lettera ufficiale di encomio della FIFA, firmata da Joseph Blatter. Unico.

4. Eric Cantona
Irrequieto e spavaldo. Un personaggio che potremmo definire alla Zlatan Ibrahimovic, o meglio, Ibra ha una personalità simile a quella del fuoriclasse francese. Conosciuto per la grande (troppa) autostima e la fiducia nei propri mezzi, era solito giocare con il colletto della maglia alzato, e quello diverrà il suo segno distintivo.

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Si dimostrò comunque un cattivo esempio con un gesto orribile: durante un incontro in trasferta contro il Crystal Palace, venne espulso a causa di un calcio a palla lontana rifilato al difensore avversario Richard Shaw. Mentre usciva dal rettangolo di gioco, Cantona venne ripetutamente insultato e deriso da un tifoso del Crystal Palace. Eric perse la pazienza, prese la rincorsa verso gli spalti (che non hanno barriere protettive e si affacciano direttamente sul campo) e colpì il tifoso con un calcio volante in stile Kung-Fu. Risultato? 1 giorno di carcere per il tifoso per aver offeso l’attaccante dello United, che fu invece condannato a diverse ore di servizi sociali.

3. Diego Armando Maradona
A detta della maggior parte degli appassionati di questo sport, il miglior giocatore di tutti i tempi. Già, però Diego non eccelleva nella vita extracalcistica come invece faceva con il pallone tra i piedi. L’unica occasione in cui perse la testa anche sul campo, fu durante Barcellona-Atletico Bilbao: “El pibe de oro” scatenò una rissa furibonda nel tentativo di vendicarsi contro Andoni Goicoetxea che gli aveva (volontariamente) causato un gravissimo infortunio l’anno precedente. Maradona comunque si scusò per l’episodio, ma non è tutto oro quello che luccica.

maradona

A Napoli in molti ricorderanno le scappatelle con Cristina Sinagra, da cui nacque poi un figlio, le foto compromettenti con dei boss camorristi e soprattutto la vicenda di cocaina che ne causò la squalifica e ne compromise la carriera. Anche negli ultimi anni il campionissimo argentino è stato parecchio discusso in Italia per delle presunte evasioni fiscali.

2. Paul Gascoigne
Genio assoluto ed eccentrico leader in mezzo al campo. Dall’approdo alla Lazio nel 1992 cominciò a manifestare comportamenti “inusuali”: rutti, risse, discussioni con compagni di squadra, allenatore e dirigenza, arrivando persino a litigare con Dino Zoff!. Carriera costernata anche di episodi divertenti: indimenticabile quando Gazza (questo il suo soprannome) ammonì l’arbitro che aveva smarrito il cartellino giallo nell’erba, ricevendone in risposta uno tutto per sé.
A partire dal 2007, a carriera terminata, iniziò il suo declino “umano”. La dipendenza dall’alcool gli causò un’operazione per ulcera e diversi problemi psichici, a cui seguirono purtroppo fughe dalla famiglia e tentati suicidi, fortunatamente sempre falliti.

1. George Best
Sua la frase di inizio articolo. Talento immenso, carisma infinito: di fuoriclasse così ne nasce uno ogni cent’anni. Poi però ci vuole anche la testa giusta per arrivare fino in fondo. Chissà cosa avrebbe potuto fare se…
Il nordirlandese di Belfast stupì il mondo con le sue giocate mai viste prima d’ora che portarono il Manchester United (quando ancora George aveva solo 22 anni) sul tetto d’Inghilterra e d’Europa. Ma nemmeno il pallone d’oro riuscì a cambiare la sua attitudine di ragazzo sbruffone e spavaldo. Bello e dannato, dicevano, tanto da soprannominarlo “Il quinto Beatles”.
Prima di Best, il numero del fenomeno per eccellenza era considerato il 10, ma lui riuscì a portare in auge il suo di numero, il 7. Dopo di lui, quella casacca al Manchester United, la indosseranno solo giocatori del calibro di Cantona, Beckham, Cristiano Ronaldo.

George Best of Manchester United FC, 1968

Fuori dal campo tuttavia, visse in maniera dissennata e sregolata che, a causa della dipendenza da alcool, si trasformò presto in tragedia. Morì 25 Novembre 2005 a causa di un’infezione epatica; le sue ultime parole pubbliche furono “don’t die like me” (non morite come me).
Provate però a chiedere ad un inglese chi è, secondo loro, il più grande calciatore di tutti i tempi. Vi risponderanno tutti allo stesso modo: “Maradona good. Pelè better. George Best.”

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