FOXCATCHER – UNA STORIA AMERICANA

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di Chiara Casuscelli

Quand’eravate bambini, guardavate serenamente David Bruce Banner mentre si trasformava nell’incredibile Hulk?

Ovviamente mi riferisco al famoso telefilm girato tra gli anni ’70 e ’80, in cui Lou Ferrigno impersonava il mostro verde dal cuore gentile. Ebbene, io non riuscivo ad assistere alla trasfigurazione di quell’uomo e iniziavo ad inquietarmi quando si creavano le premesse alla metamorfosi. Quando gli occhi del protagonista cambiavano colore e la pelle cominciava ad assumere l’inconfondibile tonalità “verde evidenziatore”, il più delle volte coprivo lo sguardo con le mani, lasciando un piccolo spiraglio tra le dita per sbirciare furtivamente qualche fotogramma.

Non avevo paura di Hulk, ma ritenevo insopportabile la violenza di un cambiamento imposto e non voluto dal protagonista: Banner era un girovago, che subiva il proprio infausto destino.

Purtroppo, ho sempre avuto un rapporto complicato con le brutalità subite da inermi e proiettate sul grande schermo. Di fronte ad esse, oggi non copro gli occhi, ma rievoco la stessa sensazione di disagio che già in età infantile mi causava una morsa alla bocca dello stomaco.

Per tutta la durata di Foxcatcher ho provato un malessere latente, che la mia mente ha saputo accogliere e gestire abilmente, facendomi proseguire nella visione di un’opera meritevole del premio Oscar.

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La storia narrata nel film è ambientata negli anni ’80 ed è stata ispirata dall’autobiografia del campione olimpico di lotta libera Mark Schultz, intitolata: Foxcatcher: The True Story of My Brother’s Murder, John du Pont’s Madness, and the Quest for Olympic Gold.

Nel lungometraggio, Mark Shultz è interpretato da Channing Tatum, che rivela al pubblico un’inaspettata abilità nel calarsi in un ruolo così controverso. Infatti, la vicenda esposta dal regista Bennett Miller traccia il profilo psicologico di tre individui profondamente complessi: Mark Shultz, Dave Shultz ed il milionario John E. du Pont. Quest’ultimo ricorda un inquietante Norman Bates in Psyco, perché il suo rapporto morboso nei confronti della madre e le proprie turbe mentali lo porteranno a compiere atti di pura follia, che avranno gravissime ripercussioni sulla vita degli altri due protagonisti maschili.

A livello attoriale, Channing Tatum, Mark Ruffalo e Steve Carell compiono un miracolo metamorfico, diventando degli scarafaggi kafkiani: sono tutti visibilmente imbruttiti da un coriaceo trucco di scena. I fratelli Shultz sono due lottatori, perciò hanno ematomi calcificati sulle orecchie, che ne caratterizzano la cosiddetta forma a cavolfiore, i nasi risultano imperfetti e le mani rovinate a causa dello sport violento. Ma il vero “scarafaggio” è il milionario John E. du Pont, che possiede un ingombrante naso aquilino, una carnagione efebica e dei minuscoli denti. La sua raccapricciante immagine esterna anticipa – come nei cartoni animati della Disney – una sgradevolezza interna, perché du Pont è un uomo psicopatico e ama possedere il controllo sulle persone che lo circondano, inducendole ad una sudditanza psicologica. Questo è il vero atto di violenza subìto inizialmente da Mark Shultz e successivamente riversato sul fratello Dave, il quale non concede troppo spazio alle follie di du Pont, arrivando a pagare un prezzo altissimo.

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I due lottatori rappresentano il sogno represso del grande milionario nel raggiungimento del successo sportivo attraverso la lotta libera, perciò vengono economicamente finanziati e ospitati nella sua lussuosa tenuta. Ma le turbe psichiche dell’uomo porteranno al disfacimento del “nobile” progetto e l’annientamento delle persone che ha attorno.

Foxcatcher ha una durata di 134 minuti, ma la sensazione è che si dilati molto di più nel tempo a causa di un ritmo piuttosto lento e per la presenza di numerosi silenzi tra i personaggi. In America è stato vietato ai minori di 17 anni, a causa di una violenza che non è mai verbalizzata nel film, ma risulta visibile attraverso alcune scene di autolesionismo, scontri di lotta e nella morbosità dei rapporti interpersonali.

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