EXPO 2015, NUTRIRE IL PIANETA CON COCA COLA E MCDONALD’S

Expo2015

di Mattia Barcella – Direttore SMPOST

Il tema centrale su cui si fonda Expo Milano 2015 è “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita“, si punta quindi a trovare un modo per nutrire il pianeta il più sostenibile possibile, rispettando i sapori e le tradizioni delle terre da dove hanno origine tutti i diversi tipi di cibi. Visto il tema, la presenza di McDonald’s e Coca Cola tra gli Official sponsor di Expo Milano 2015 è, a parer mio, poco chiara: che collegamento c’è tra alimentazione sana, dieta mediterranea e modello di sviluppo alimentare sostenibile con queste due grandi multinazionali produttrici di junk foods e junk drinks?

Tra gli obiettivi fondamentali di Expo 2015 dovrebbe esserci la mission di sensibilizzare in modo capillare l’opinione pubblica su temi importanti come la sostenibilità ambientale, la diversità positiva della ricchezza agronomica del pianeta e quindi la sua difesa: terra che visiti, cibo che trovi. McDonald’s e Coca Cola sono invece il simbolo dell’industria alimentare globalizzata, ovunque ti trovi puoi mangiare gli stessi cibi e bere le stesse bibite. La motivazione prettamente economica alla base della scelta ad Official sponsor per McDonald’s è stata quella che il colosso americano si è fortemente impegnato nel nostro paese nell’investire nei giovani italiani offrendo posti di lavoro ed inoltre durante la manifestazione offrirà a 20 giovani agricoltori italiani la possibilità di diventare fornitori per tre anni di McDonald’s, secondo dei parametri di scelta ben precisi ed indirizzati a progetti incentrati su sostenibilità ed innovazione. Per quanto riguarda Coca Cola, è stato scelto perché è una realtà industriale che si impegna nella tutela delle risorse utilizzate, in grado di generare ricchezza per le comunità e soprattutto di incoraggiare consumi e stili di vita equilibrati ed inoltre il padiglione di Coca Cola si trasformerà, al termine della manifestazione, in campo da basket da riposizionare in un altro spazio della città di Milano. Queste le spiegazioni “ufficiali” date dalla squadra Expo e dal suo Amministratore Delegato, che suonano più come delle finte giustificazioni alla scelta molto discutibile delle due nomine a Official sponsor, ma come tutti avrete ben capito, come si fa a dire di no al dio denaro?

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Pochi giorni fa su Il Fatto Quotidiano, Elisa D’Ospina ha scritto: “In una società in cui l’obesità dilaga e secondo i dati del Ministero della Salute il numero delle persone obese è raddoppiato rispetto agli anni ’80 come si fa ad accettare che multinazionali del ‘junk food’ siano sponsor di un evento che mirava ad essere educativo sotto l’aspetto della nutrizione e dell’alimentazione?
Sono una della Ambassador di We Women for Expo e sono stata scelta per l’impegno e per le battaglie che porto nelle scuole assieme a medici nutrizionisti e psicologi sull’educazione alimentare e sui disturbi alimentari. Otto anni di volontariato per informare, educare, prevenire.
Ho sperato fino ad oggi di poter essere orgogliosa di questa Italia, ma questa è l’ennesima sconfitta di un Paese che davanti al denaro rinuncia alle sue buone intenzioni e si fa comprare come una prostituta. Era un’occasione di rilancio, invece rimane la solita “marchetta all’italiana”. Di simil parere anche Enrico Radicchi, segretario di Bergamo Slow-food che, intervistato da Bergamonews.it, ha detto: “Quella degli organizzatori di Expo è una scelta che si può quasi definire tragica. Vedere certi marchi in una manifestazione che diceva di voler puntare su certi valori sembra una forzatura vera e propria che si poteva e doveva evitare. Cito solo l’esempio di McDonald’s, che verrà ad Expo e si metterà sullo stesso piano di chi da anni opera un certo tipo di agricoltura: mi sembra azzardato e scorretto”. Anche Roberto Proto, chef del Saraceno di Cavernago (BG) si dice contrario alla scelta: “L’Italia e la cucina italiana perdono una grandissima occasione. Nel mio ristorante si è parlato molto di questa cosa e sia io che la gran parte dei miei clienti siamo d’accordo nel sostenere che si tratta di una cosa spiacevole. La manifestazione, così facendo, macchia la sua immagine: si poteva puntare su altre realtà, molto più belle e molto più genuine. Quando ho letto il primo articolo che parlava dell’ingresso di Coca Cola e McDonald’s ad Expo sono rimasto letteralmente scioccato. Ma purtroppo, sappiamo tutti benissimo che dietro a questi marchi ci sono dei grossi finanziamenti. L’Italia sta vivendo, così come gran parte dell’Europa, la grande crisi economica ma non sta puntando su due fattori che potrebbero aiutarla a rialzarsi: buon cibo e turismo. E’ un vero peccato”.

Expo 2015 doveva essere il grande evento che faceva tornare il nostro Paese e la nostra cucina al centro del mondo, favorendo la produzione agricola bio, ponendo al centro dell’attenzione la bellezza e l’altissima qualità della diversità territoriale dei cibi con le tantissime piccole realtà produttive locali e/o a chilometri zero, insomma ponendo al centro il VERO e UNICO Made in Italy.

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