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di Davide Cervellione

Oggi avrebbe compiuto 72 anni Lucio Dalla, uno dei più importanti, se non il più grande, artista italiano del secondo novecento, capace di vendere circa 30 milioni di copie in tutta la sua carriera.

Un artista che partì dalla sua Bologna in una jazz band dove suonava in modo eccellente il clarinetto (appreso da autodidatta) nel periodo in cui Bologna era veramente la capitale del jazz, che ha visto esibirsi nei suoi locali artisti internazionali del calibro di Charlie Mingus e Miles Davis, solo per citarne alcuni.

Viene scoperto da Gino Paoli in un locale della Bologna Bene e gli propone subito di incidere un disco insieme a lui. Per Dalla si apre così la porta verso una carriera che lo consacrerà a leggenda della musica italiana. Si trasferisce a Roma, città che diventerà poi fondamentale per la sua ascesa. Qui la RCA crede in lui e lo porta a Sanremo nel ’71 con 4 Marzo 1943, canzone che si posizionerà al terzo posto e che porta la sua data di nascita. L’impatto con Sanremo non è dei migliori, infatti scopre in prima persona il cadavere di Luigi Tenco nella stanza dell’hotel Savoy.

Lucio é un cantante dotato di grande teatralità e sopratutto brillantezza, molti infatti credono che il testo della canzone sia autobiografico, invece Lucio ne è soltanto l’interprete. La sua storia infatti è molto differente. La madre, non ha sedici anni quando nasce, ma molti di più e si occupa lei di allevare il piccolo Lucio poiché il padre muore quando lui ha soltanto 7 anni. Vive questa mancanza con sofferenza, tanto che cerca sempre di sviare i discorsi che riguardano il padre quando gli viene posta qualche domanda su di lui dagli amici come l’attrice Piera Degli Esposti che conosce sin dai tempi delle elementari. Fondamentale per il suo sviluppo artistico il rapporto con il poeta Roberto Roversi, tanto che lui stesso disse “se non avessi incontrato Roversi oggi farei l’idraulico”. Rapporto fondamentale perché Lucio capì che scrivere soltanto la musica di una canzone non è abbastanza per un cantante, per essere un artista a tutto tondo doveva anche scrivere i testi delle sue canzoni. Fu così che Lucio prende spunto da tutto ciò che lo circonda, estrapolando dalla quotidianità quelle emozioni che talvolta vengono trascurate dalle persone comuni e che solo i veri artisti riescono a cogliere perché possiedono una sensibilità non ordinaria. Ne sono un esempio canzoni come Anna e Marco, che descrive la società della periferia vissuta sulla pelle di due giovani ragazzi che desiderano di più dalla vita, di più di quello che quei luoghi possono offrire, o ancora L’Anno che verrà, ispirata dalle rivolte degli studenti bolognesi, è ancora Piazza Grande, canzone che Lucio compose osservando un barbone che era solito sedersi su una panchina di un parco vicino a casa sua. Negli anni settanta nasce così il mito Dalla che crea un genere tutto suo, ricco di energia, con testi profondi e moderni nasce così una rivoluzione all’interno della musica italiana. “il mio ’68 l’ho fatto nel ’72”.

Tutti vogliono Lucio, é un fenomeno italiano, Carlo Verdone lo pone addirittura al centro del film “Borotalco” che lo renderà ancora più famoso, nella quale tutta la colonna sonora é composta dai brani di Lucio.

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Impegnato fortemente nel relazionarsi con altri artisti, sopratutto quando questi sono in difficoltà, come con Francesco De Gregori nel Tour di Banana Republic, dalla quale poi nasceranno canzoni come Cosa sarà. Ma anche il Tour con la star bolognese della musica leggera Gianni Morandi, che usciva da un periodo non molto bello, dove i due danno spettacolo, sfidandosi quasi con ogni canzone che proponevano.

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Persona sempre molto originale, versatile ed ironica, tanto che ancora oggi la targhetta sul citofono del suo appartamento titola:”Comm. Domenico Sputo”, palese anche in canzoni come Disperato Erotico Stomp e anche la foto con i giocatori della virtus Bologna e si finge cestista. Anche se nato a Bologna, si definiva un uomo del sud, amore che si manifestava spesso con lamore per la barca e il mare. Il suo successo più grande arriva quasi per caso, quando un giorno mentre sta navigando con la sua barca ha un guasto al largo di Sorrento, e mentre viene soccorso da un’imbarcazione che passava di lì, alcuni pescatori gli raccontano la storia del cantante lirico Caruso, nei suoi ultimi giorni di vita all’hotel Excelsior di Sorrento. Nella sua stanza dava lezioni di canto ad una ragazza della quale si era innamorato e Lucio decise di aspettare che la sua barca venisse riparata nella stanza del grande tenore. Una sera, si sedette al pianoforte di Caruso e compose la sua canzone più celebre, che vendette oltre 36 milioni di copie in tutte le sue versioni. Precursore dei tempi in qualità di talent scout, in un periodo nella quale i vari X Factor e simili non esistevano e stava proprio all’artista capire chi possedeva un talento puro, che andava oltre l’impatto mediatico. Artisti come Ron (importantissimo dal punto di vista strumentale del repertorio di Dalla), Gaetano Curreri e gli Stadio (per la quale Lucio scrisse anche alcuni pezzi), Luca Carboni e Samuele Bersani. Anche nella musica classica trovò fonte di ispirazione per la sua carriera musicale, mise in scena l’opera di Puccini, Tosca.

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Oggi avrebbe compiuto 72 anni, ma purtroppo da tre anni ha deciso di cambiare residenza, non più in via D’Azeglio nel centro di Bologna, perché anche lui, come altri artisti, ha deciso di vivere nelle sue canzoni, canzoni indimenticabili, canzoni simbolo della città, canzoni del grande Lucio Dalla.

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