#LIBERamente – LE PETIT PRINCE

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di Linda Moranzoni

Se c’è un libro che io ho amato più di tutti, come pochi altri, quello è Il Piccolo Principe.
Nonostante le sue centoventi pagine scarse, a mio modesto modo di vedere le cose, farne una presentazione completa nel giro di qualche riga non lo trovo assolutamente possibile, anzi, sono dell’idea che, se Saint-Exupéry ne ha scritte centoventi, noi, per spiegare questo libro, dovremmo scriverne altrettante e forse neppure basterebbero.
Sfatiamo un mito: NON È UN LIBRO PER BAMBINI!
Nonostante nelle librerie si trovi proprio nella sezione dedicata ai giovanissimi lettori, io credo che sia un libro per tutti, per il semplice fatto che a seconda dell’età in cui ci si appresta a leggerlo, il suo significato cambia visibilmente.
La mia versione, io non mi sono limitata a leggerla, l’ho “studiata” tanto che pagina per pagina l’ho riempita di annotazioni e pensieri, e le persone a cui l’ho prestato hanno fatto lo stesso arricchendole facendo in modo che il volume del libricino raddoppiasse rispetto a quando era nuovo.
La storia, ovviamente, non è mia premura raccontarvela anche perché più o meno la conoscono tutti, l’attenzione vorrei invece portarla su una semplice frase che ha sollevato in me qualche riflessione dalla prima volta in cui l’ho letta all’ultima:

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)”

Forse la prima domanda da porsi è: “ma qual è il limite tra l’essere grandi e l’essere piccoli?”
Le leggi rispondono facilmente a questa domanda individuando nella maggiore età il raggiungimento dello status di “grande”, ma guardandomi intorno e pensando naturalmente anche a me stessa, mi sembra difficile che a 18 anni si diventi realmente grandi: c’è chi grande lo era già prima, chi lo diventerà e chi magari non lo diventerà mai.
Tutti i grandi, però, sono stati bambini, ci dice l’autore. Il dubbio che ho avuto spesso è se essere stati bambini sia un bene o un male: di fatto, quando siamo “piccoli”, tutti ci vogliono grandi, insomma, “se vuoi diventare grande devi fare questo, questo e quest’altro”, c’è sempre un invito a crescere.

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E allora è per quello che ci si dimentica in fretta di essere stati bambini, adolescenti, insomma, piccoli!
All’inizio del libro c’è un piccolo test che l’autore dice di essere solito fare agli adulti. All’età di sei anni vide l’immagine di un boa nell’atto di inghiottire intero un animale. Tutti sappiamo che i boa ingoiano intere le prede senza masticarle, dopodiché, non riuscendo più a muoversi, dormono per tutto il tempo richiesto dalla digestione.
E qui leggendo, io iniziavo a chiedermi “dove diavolo vuole arrivare?”
Allora il Saint-Exupéry di sei anni disegnò quello che nella sua testa era un boa che aveva ingerito un elefante. Dunque iniziò a chiedere alle persone grandi se quel disegno li spaventava. Pensando che il disegno rappresentasse un cappello, la risposta fu naturalmente negativa.
Allora, affinché i grandi vedessero chiaramente che cos’era, disegnò l’interno del boa.

Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi”

I grandi hanno sempre bisogno di spiegazioni e, forse, l’errore più stupido che commettono è quello di ricercarle all’interno delle parole!
Attenzione però, Saint-Exupéry ci avverte, e noi grandi ormai dovremmo saperlo:

Le parole sono una fonte di malintesi”

I bambini si capiscono a sguardi, hanno una lingua universale che va oltre le parole, oltre la lingua d’origine, il colore della pelle, il modo di vestire e tutto il resto. Per i bambini non esistono gli -ismi, per i bambini non esiste bianco o nero, non hanno bisogno di mentire, di girarci intorno, dicono quello che pensano. Mentre noi grandi viviamo in uno società che ci impone di adeguarci a cliché, soggiogando la nostra indole, la nostra unicità.

Solo se avremo il coraggio di guardare al mondo con gli occhi del bambino che siamo stati potremo davvero diventare grandi. Se smetteremo di volerci spiegare tutto a parole. Se smetteremo di cercare il male dove non c’è. Se smetteremo di fasciarci la testa ancora prima di cadere. Se saremo curiosi e arriveremo a conoscere il bello provandolo senza farcelo raccontare, ma vivendone le sensazioni.
Allora sì, allora forse diventeremo grandi, ma MAI è poi mai ci scorderemo del nostro essere stati bambini.
Del resto…

L’essenziale è invisibile agli occhi”

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