#LIBERamente – IL BACO DA SETA OVVERO CHE FINE HA FATTO OWEN QUINE?

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di Stefania Rossi

Robert Galbraith, pseudonimo di J. K. Rowling, è tornato a narrare le indagini del detective Cormoran Strike ne Il baco da seta, secondo appassionante giallo di una serie che, mi auguro, avrà molti altri capitoli.
Dopo essersi risollevato dai gravi problemi finanziari grazie alla brillante soluzione dell’omicidio Landry, famosissima modella dalla vita tormentata e apparente suicida, Strike si ritrova al centro dell’attenzione mediatica e occupa le sue giornate con noiosi pedinamenti di mariti, mogli e amanti sospettati di tradimento.

Tutto scorre tranquillamente, come in un meccanismo ormai collaudato, fino a quando nel suo ufficio si presenta la signora Quine, donna dall’aspetto insignificante e dimesso, alla ricerca del marito che non dà notizie di sé da diversi giorni: l’uomo in questione è Owen Quine, scrittore avvezzo alle sparizioni improvvise, personaggio eccentrico e stravagante almeno quanto le vicende narrate nei suoi romanzi, conosciuti per lo più nel microcosmo degli addetti ai lavori. La coppia ha una figlia disabile, ed è soprattutto per questo che la donna auspica un veloce ritrovamento del consorte, nonostante un’unione segnata da frequenti tradimenti e condizionata dal carattere difficile di lui.

Strike accetta il caso, pur pentendosene svariate volte, ed è quindi costretto a inoltrarsi nel bizzarro e talvolta inquietante mondo dell’editoria, fino a scoprire che tutto sembra ruotare intorno all’ultimo e impubblicabile manoscritto opera dello scomparso, dal titolo Il baco da seta, un romanzo impregnato di simbolismi e allegorie che denigra apertamente tutte le persone vicine all’autore.

La vicenda procede tra interrogatori, incontri con strani personaggi dall’identità (anche sessuale) ambigua, indagini condotte talvolta violando la legge e un’immancabile sfida con la polizia, che ha imboccato una pista sbagliata, ma non è disposta ad ammetterlo.
La seconda prova di Galbraith è promossa e ripresenta quei caratteri distintivi che avevano caratterizzato positivamente il primo romanzo: la trama complessa e non banale, il finale imprevedibile, il protagonista credibile e non stereotipato, la cui vita privata e interiore viene qui ulteriormente indagata; inoltre l’ambientazione londinese presentata anche attraverso suggestivi scorci paesaggistici, che rinforzano il patto con il lettore e danno la sensazione di trovarsi insieme a qualcuno che davvero vive in quei luoghi; lo stile scorrevole e leggero, ma comunque sempre curato e studiato, dietro al quale si nota chiaramente la mano di un autore esperto.

Per quanto riguarda l’organizzazione strutturale ero inizialmente rimasta perplessa perché il mistero viene risolto entro il primo centinaio di pagine e, considerando che il romanzo ne conta più di cinquecento, la struttura mi appariva nettamente squilibrata, ma questa impressione è scomparsa procedendo nella lettura che, una volta ultimata, lascia l’impressione di un’opera ben congeniata, il cui punto focale non è tanto la ricerca in sé quanto l’indagine che segue.

Il baco da seta, però, ha ripreso da Il richiamo del cuculo anche alcuni elementi che non ritengo del tutto apprezzabili, ad esempio l’estrema e forse eccessiva complessità della trama, che rende il tutto a tratti un po’ troppo macchinoso e cervellotico.

Un altro punto su cui credo che Galbraith sia davvero inciampato, e che non ho apprezzato, sono gli elementi di carattere sessuale/ feticista/ macabro, ultimamente tanto in voga e, a mio parere, liberamente connessi al noto filone delle Cinquanta sfumature: anche in questo caso, però, l’autore si dimostra estremamente astuto ricorrendo al trucco del romanzo nel romanzo e attribuendo quelle tematiche non alla propria mano, bensì a quella di Owen Quine.

Inoltre è ancora presente l’elemento dell’introspezione psicologica, che però in alcuni punti viene spinta troppo oltre, rasentando quasi la morbosità.

Il risultato complessivo è comunque quello di un’opera molto ben scritta e ben strutturata, con una trama avvincente e un finale inatteso, personaggi insoliti anche se talvolta non completamente credibili; nonostante il ritmo narrativo non si possa definire serrato ci sono ugualmente colpi di scena e momenti di suspense e la lettura risulta piacevole e appassionante

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