IL (SM)POST DEI LETTORI – IL FUTURO E’ LA PIETRA

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di Francesco Covelli

“Il futuro sono le macine a pietra.” Affermazione priva di senso si penserà di primo acchito, poi però capita di imbattersi nella storia di Aldo Bongiovanni e ci si interroga se davvero il futuro ed il  progresso non possano passare anche attraverso una rivisitazione dei tempi che furono.

La storia di Aldo, 33 anni, ragazzo di Mondovì (Cuneo) è il classico evento ai limiti del surreale che insegna  come non siano necessari lauree e specializzazioni per fare successo, contano invece umiltàdeterminazione e volontà.

La vicenda di Aldo ha inizio finite (a fatica) le scuole medie.

Il ragazzo di continuare gli studi non ci pensa nemmeno un secondo e così decide di iniziare a lavorare nell’azienda di famiglia.
I Bongiovanni sono proprietari di un mulino edificato a Pogliola, frazione di Mondovì.

Costruito nel 1880, il mulino è appartenuto per più di un secolo alla famiglia ma, ora, all’inizio del nuovo millennio, versa in un momento di difficoltà.

La causa è presto spiegata: la presenza di multinazionali che offrono prodotti a prezzi molto più vantaggiosi ha reso la vita impossibile alle piccole aziende della zona, le quali, forzatamente, hanno dovuto “chiudere serranda” o dedicarsi ad altro.

Aldo però non ci sta, non vuole chinare il capo e pensa ad un metodo attraverso il quale rilanciare l’attività.
E quale sarà il metodo tanto innovativo che il ragazzo vuole utilizzare per rilanciare il tanto amato mulino?

Reintrodurre le macine a pietra!

Le stesse macine messe da parte dal nonno cinquant’anni prima in quanto già all’epoca considerate antiche. La decisione è folle, se ne accorge anche la madre che consiglia al figliolo di lasciar perdere e andare a fare il gommista. Aldo, però, che nel frattempo aveva 18 anni, capisce che quella è la strada da seguire per ridare lustro al mulino e pressa i genitori affinché lo finanzino.

Il padre si mostra contrario, la madre invece torna sui propri passi e decide di accontentarlo prestandogli 10 milioni di lire. A vederlo ora, 14 anni dopo, si può affermare che mai investimento fu più redditizio.

Le macine vennero rimesse in uso e l’azienda iniziò a produrre incentrandosi su mercati nicchia con prodotti ad elevato valore aggiunto. Nei primi periodi l’azienda si fece conoscere soprattutto nella zona di Cuneo.

Aldo era convinto che non tutti i consumatori di sfarinati fossero così contenti dei nuovi prodotti delle multinazionali, pensava infatti che ci fosse ancora gente legata alle tradizioni e, non meno importante, al mangiar sano e “bio”.

Le sue sensazioni avevano dei fondamenti: gli abitanti risposero bene alla nuova proposta e il Mulino riprese vita.

Ora  non rimaneva che espandersi. E per fare ciò questa volta il produttore cuneese ebbe in aiuto il Web.

Nel 2004 egli infatti decise di aprire un “negozio virtuale” che catturò subito l’attenzione della rete.

Se fino a quel momento la sua clientela era costituita dai consumatori della zona, ora, attraverso la Rete, il mulino di Pogliola entra in contatto con aziende di svariato genere di tutta la penisola.

In quell’anno l’attività del Bongiovanni fattura 65mila euro, cifra importante, ma che rapportata con quelle di questi ultimi anni provoca ilarità.

Sì perché il fatturato annuo dell’attività ora si aggira attorno ai due milioni e mezzo di euro; cifra che gli ha permesso e gli sta permettendo di espandersi. Attualmente con lui lavorano 12 dipendenti (tutti assunti a tempo indeterminato fra le altre cose). E se si pensa che per tutto ciò sono servite solo due macine a pietra “rispolverate” dopo cinquant’anni…

Se si volesse riassumere questa bella vicenda in una parola cardine essa sarebbe indubbiamente la già citata “VOLONTA’”.

Ad Aldo, infatti, oltre all’ umiltà (perché per fare un lavoro faticoso e poco “in auge” dove ci si alza alle 5:30 quella non può mancare); la determinazione (nel difendere e riscoprire il lavoro di suo padre, suo nonno e ancor prima del suo bisnonno) è servita soprattutto la Volontà.

Perché se è vero che è stata proprio la volontà (mancante) a fargli interrompere gli studi a 14 anni, è altrettanto vero che è stata la stessa volontà a permettere ad Aldo di portare avanti il sogno di non far morire le tradizioni e non gettare al vento il sudore che le tre generazioni precedenti avevano versato per realizzare il loro sogno, il loro mulino.

La rivisitazione delle macine a pietra non è solo una scoperta “fisica”; si tratta quindi di una ri-scoperta delle proprie origini, del proprio passato che non può e non deve essere dimenticato.

Tutto questo a detta delle aziende che la pensano diversamente considerando come unico obiettivo il profitto, anche a prezzo di vite umane e sfruttamento di terreni.

Nel racconto emerge anche un altro aspetto importante: il vero salto verso il successo infatti si è avuto quando venne deciso di aprire il “negozio virtuale”. Questo sta a significare che la tecnologia, se usata in modo coscienzioso e utile, può portare solo che beneficio e successo.

La macina a pietra che incontra Internet ed insieme formano una delle più redditizie aziende della zona…

Non sia mai quindi che la “miscela” per il progresso non sia il nuovo che incontra, o meglio accoglie, il vecchio?

Stabilirlo è difficile, o più facile di quanto si creda (dipende dai punti di vista); è innegabile però che riletta adesso “Il futuro sono le macine a pietra”  ha sicuramente un altro significato.

P.S. La storia di Aldo Bongiovanni da cui ho preso spunto è raccontata in un capitolo del libro di Mario CalabresiNon temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa”, che consiglio di leggere (pur non essendo un esperto di libri ne’ avendo alcun riconoscimento in tale ambito).

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