NE CARNE, NE PESCE. L’ETA’ DI MEZZO: L’ADOLESCENZA – PARTE 1

Adolescente-indeciso

di Linda Moranzoni

Vorrei che non ci fosse età di mezzo fra i dieci e i ventitré anni o che la gioventù dormisse tutto questo intervallo; poiché non c’è nulla in cotesto tempo se non ingravidare ragazze, vilipendere gli anziani, rubare e darsi legnate”

Tra tutte le citazioni sull’adolescenza, questa firmata Shakespeare, è una delle mie preferite.
Il più famoso dei poeti inglesi definisce in prima battuta l’adolescenza come un’età di mezzo. Attualmente la fascia che comunemente definiamo “adolescenza” viene individuata tra i 14 e i 18 anni, quindi meno ampia di quella definita da Shakespeare che comprende nella sua definizione anche la fase della preadolscenza (10-14 anni) e quella del giovane adulto (18-24 anni).

In questo momento della vita, i ragazzi sono chiamati a decidere chi vogliono essere “da grandi”: l’adolescente è chiamato a far fronte alle prime piccole e grandi decisioni e le prime cotte, è chiamato a mettersi in gioco nelle prime relazioni amorose, e a fare i conti con un corpo che cambia apparendo brutto agli occhi del suo possessore.

L’adolescente non è né carne, né pesce: è chi non è più, ma chi non è ancora, è un adulto in miniatura, ma un bambino troppo cresciuto.
Non si scappa: l’adolescenza è una sorta di ombra che ti insegue, una zavorra che tiene con i piedi per terra, e la crisi che comporta questo momento di passaggio, cambiamento e trasformazione, non si può saltare a piedi pari come vorrebbe il nostro Shakespeare, va vissuto per forza e attraversato.

Il nostro bambino cresciuto, o adulto in miniatura che dir si voglia, deve affrontare delle prove, i cosiddetti compiti evolutivi (Charmet).
Il primo problema dell’adolescente è il suo corpo: quel candido aspetto fisico infantile va a farsi benedire, i visi mascolini si riempiono di peli, mentre le femminucce vedono l’arrivo di due orrende protuberanze sul petto e di quell’incubo che da lì in poi verrà a rompere le scatole una volta al mese. Fino a quel momento il nostro bambinone o bambinona (non me ne vogliano i miei lettori adolescenti) non era particolarmente attento al suo modo di vestire, al chiletto di troppo, al piercing dell’amica o al dragone tatuato sul braccio del ragazzo più grande.

Che ve lo dico a fare, l’adolescenza è anche la fase delle prime cotte e della scoperta di sé e dell’altro anche sotto il punto di vista sessuale.
Si sviluppa l’identità di genere e quindi si decide quali comportamenti riferiti al genere femminile o maschile fare propri. Si sceglie il proprio orientamento sessuale, anche se la sensazione di confusione può protrarsi anche durante la prima età adulta.

Insieme ai rapporti sentimentali, hanno una grandissima importanza anche le relazioni amicali con il gruppo dei pari. L’adolescente si inserisce in un gruppo e le relazioni che nascono all’interno di questo, influenzano in maniera molto spiccata, moltissimi degli aspetti della vita adolescenziale.
Un altro problema degli adolescenti sono quei due individui che passano per casa davanti alla tv proprio mentre il nostro ragazzetto adolescente si sta dilettando in una partita di calcio alla play station, o che piombano in camera proprio mentre la ragazzetta sta confidando il segreto più segreto dei segreti che neanche a mamma…all’amica del cuore (che un minuto dopo lo racconterà a mezzo mondo…): i genitori.

Gli adolescenti hanno fame di indipendenza, vogliono spaccare il mondo con le loro mani, trasgredire, fuggire, fare tutto loro, ma hanno bisogno di tutto, soprattutto della mamma: non lo ammetteranno mai, ma senza stanno male! Se nell’infanzia, il metronomo dell’autostima batte grazie all’accettazione dei genitori, in adolescenza è l’accettazione da parte del gruppo che concorre ad alzare il livello dell’autostima. L’adolescente ricerca la sua autonomia con degli atteggiamenti di ribellione e protesta: con il suo essere contro tutti, l’adolescente cerca se stesso, e i genitori, spesso e volentieri, si ritrovano spiazzati.

Ecco, l’aiuto che serve agli adolescenti non è intrusivo: voi genitori l’avete già vissuta l’adolescenza, i vostri figli lo sanno che siete bravi e che sicuramente sapete “come si fa”. Serve un occhio attento, vigile, un aiuto educativo discreto, ma intenso e costante che permetta al figlio adolescente di vivere gli stimoli, anzi, i tantissimi stimoli, che lo travolgono in questo periodo di trasformazione.

Cari genitori, l’occhio vigile tenetelo sempre perché le difficoltà per l’adolescente sono sempre dietro l’angolo: ci sarebbero tanti temi da toccare, ma li rimando al prossimo incontro con l’adolescenza.
Questa volta voglio lasciarvi con una bella filastrocca di un caro amico Coach: La stupidera, di Gigi Mondani.
Alla prossima cara Adolescenza, insomma, meglio prenderti a piccole dosi!!!!!!

LA STUPIDERA
C’è una fase della vita che si chiama stupidera,
ci passiamo tutti quanti? Si, direi l’è propi vera.
Chi ci arriva quindicenne, chi magari anche un po’ prima,
l’importante l’è che arriva, anca sensa fa la rima.
Che cos’è che fa capire che il momento è già arrivato?
Quando il pupo, giorno e sera, ti risponde sbalestrato.
“Caro, tira su i calzoni, te se in gir cumé un gioppino!”.
“Basta mamma, non lo vedi che non sono più un bambino?”.
Quando a tavola sta sempre tutto il tempo a messaggiare:
“Ti decidi, per favore, a finire di mangiare?”.
Di studiare neanche l’ombra, sempre chiuso in cameretta,
poi di corsa salta fuori: “Devo uscire mamma, ho fretta…”.
Non parliamo dell’umore, quello è sempre in altalena:
“Cosa hai fatto a quei capelli, sei conciato da far pena…”.
A Vittuone? Noooo, che dite? Questa cosa non esiste!
Vanno in giro ragazzine che mi sembrano modiste,
I ragazzi a loro volta, tu li vedi per la strada
con la giacca e la cravatta, poi accada quel che accada.
Genitori, su tranquilli, questa roba è sempre stata,
con un animo sereno e pazienza va affrontata.
Se ritorni con la mente a quand’eri ragazzino,
tu papà non ti ricordi quanto fossi stupidino?
E tu mamma, a quindici anni, quando eri adolescente,
quella frase di tua madre: “Sempre lì a non fare niente!”.
Quindi insomma per finire e tirar le conclusioni,
prima o dopo, nella vita, siamo tutti bamboccioni.
Non è grave, anzi è normale, non ti devi preoccupare,
se vuoi esser genitore ti ci devi abituare…

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