LETTERE AL DIRETTORE – IL MIO PENSIERO SU GRETA E VANESSA

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Gentile direttore,
le volevo scrivere la mia opinione su un fatto di cui si è parlato (straparlato a mio modo di vedere) in questi giorni: il presunto riscatto delle due ragazze rapite in Siria.
Di parole se ne sono spese davvero tante: in tv, sui giornali, nei bar… Ogni idea è da rispettare, questa è retorica, però allo stesso tempo bisognerebbe ricordarsi di due semplici questioni che, dal mio umile punto di vista, ritengo fondamentali:

1) LA VITA DI UNA PERSONA NON HA PREZZO
La vita di un essere umano non è, non può e non deve essere “valutata”. La valutazione la si fa con mele, case, macchine ma non con due anime. Questo concetto è rivolto a tutti coloro i quali si sono messi a fare ragionamenti sul fatto che 12 milioni sarebbero troppi. Se si ascoltasse il ragionamento di questi individui bisognerebbe creare un “listino prezzi” in cui indicare le peculiarità per cui una persona vale “x” piuttosto che “y”. Tutto ciò è inaccettabile!

2) LA LEGISLAZIONE ITALIANA VIETA OGNI PAGAMENTO DI ALCUN TIPO DI RISCATTO
Questo forse è il punto più sottovalutato da un po’ tutti. Infatti molti non sanno, o fanno finta di non sapere che la legge italiana non contempla (anzi vieta!) di pagare riscatti per quanto riguarda i rapimenti. A seguito del 11 settembre infatti le Nazioni Unite hanno deciso di evitare di pagare riscatti. C’è addirittura un recente accordo firmato dai paesi del G8 a tal proposito. Il motivo è chiaro e comprensibile: non si vuole fare passare il messaggio che l’italia negozi e paghi ricatti per evitare quello che gli esperti chiamano “circolo vizioso”. Si spiega il perché comunque ogni persona (le ragazze, il padre, l’intelligence..)coinvolta nella faccenda neghi la presenza di alcun riscatto.

A questo punto allora ogni discorso cade; la legge se è veramente il pilastro del nostro paese dovrebbe essere seguita e rispettata in qualsiasi caso, la questione quindi non dovrebbe essere : “era giusto pagare per il riscatto?” ma: “perche’ l’italia non segue le regole che insieme ad altre nazioni si è impegnata a rispettare?”

Non mi fraintenda direttore, io avrei fatto di tutto per riportare a casa le ragazze, tutto quello che però la legge ci permette……

Non voglio infatti giudicare nessuno, questo lo lascio fare ad altre persone molto più colte ed erudite di me.
Lungi da me sentenziare se le ragazze fossero in buona fede o meno e tutte le altre questioni che lasciano il tempo che trovano.

In un momento di crisi, smarrimento dei valori e delle identità il nostro punto fermo, per qualsiasi cittadino, deve essere la Legge. Perché se su questioni di carattere religioso, politico ed etico si può essere in disaccordo la legge non può essere messa in discussione.
Significherebbe mettere in discussione tutto, e questo in un momento storico come questo sarebbe un azzardo troppo grande da correre.

In conclusione, la si deve smettere di giudicare e credersi “dio in terra”. Nessuno lo è. Si deve tornare un po’ più umili e seguire INSIEME la tanto snobbata Costituzione e tutte le leggi legate ad essa.
Solo così si potranno avere risposte un po’ più chiare e, mi faccia aggiungere, un po’ più sagge.

Un lettore fiducioso nel futuro

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Gentile lettore,
ringraziandole per la lettera, mi permetto di rispondere alle sue perplessità riguardo il delicato argomento da lei toccato. Concordo assolutamente sul primo suo punto per cui la vita di una persona non ha e non dovrà mai avere, aggiungo io, un prezzo. Sul secondo punto è verissimo che la legge vieta di fatto il pagamento di qualsiasi riscatto in caso di rapimenti, infatti il ministro degli affari esteri Paolo Gentiloni durante il suo intervento in aula proprio per aggiornare il Parlamento sulla liberazione delle due cooperanti ha detto: “Ho letto ricostruzioni, a proposito del riscatto, illazioni prive di reale fondamento e veicolate da gruppi terroristici. Siamo contrari a ogni tipo di riscatto.” Inoltre il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, ha riferito qualche giorno fa al quotidiano Il Secolo XIX, le seguenti parole: “Contropartite ci sono sempre quando uno riesce a liberare ostaggi, ma non sempre sono di tipo economico. (La cifra di 12 milioni di euro circolata tra i media) mi sembra esagerata dal tipo di informazioni che io ho.” e ancora “I sequestri spesso iniziano con due richieste: soldi o uno scambio di prigionieri e spesso finiscono né con l’una né con l’altra soluzione. Rispetto ai 12 milioni di euro ipotizzati la cifra di solito è molto inferiore. Bisogna avere la consapevolezza che pagare è come un cane che si morde la coda e non va bene. Si possono utilizzare altre strade, si danno aiuti.”

Potrei concludere qui la mia risposta, viste le parole dette dal ministro e dal presidente del Copasir, ma a tal proposto, qualche giorno fa, ho letto su Il Fatto Quotidiano un’intervista fatta ad un ex collaboratore dei servizi segreti italiani, in cui raccontava: “La verità è che abbiamo sempre pagato. S-E-M-P-R-E. Te lo dico a caratteri cubitali, così lo capisci e la finiamo qui. Tutto si paga in inferni come l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria, posti dove la guerra è un business, una industria diffusa, qui paghi tutto, e quando non lo fai allora ti riporti il morto a casa.” E’ impressionante quello che dice, ma il punto centrale è che se non paghi il riscatto, quali possibilità hai di salvare vite umane? Unica scelta è optare per un blitz militare, ma nemmeno in questo caso hai la certezza della totale efficacia, anzi potrebbero perire altre vite.

Quindi che fare? Sia ben chiaro che non accetto frasi come “se la sono cercata, che rimangano giù con i loro amichetti terroristi” o “chi gliela fatto fare di andare nelle zone colpite dalla guerra, possono fare volontariato anche qui”, bravissimi tutti a fare i saputelli e esperti di politica estera dietro una tastiera o al tavolo del  bar del paese. Io non sono tra quelli che avrebbe preferito che le due ragazze tornassero in patria dentro due bare e non sulle loro gambe. Come ha detto giustamente lei nella parte finale della sua lettera “la si deve smettere di giudicare e credersi dio in terra” perché NESSUNO lo è.

Mattia Barcella, il Direttore SMPOST

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