#SMGALLERY – GIOVANNI SEGANTINI

locandinadi Paola Patanè

Presentando La raccolta dei bozzoli di Giovanni Segantini, in mostra fino al 18 Gennaio 2015 nelle sale di Palazzo Reale a Milano, veniamo a contatto con una tecnica pittorica già incontrata durante gli scorsi appuntamenti con questa rubrica: il Divisionismo. Nello specifico, si parlò di questa tecnica nel primissimo articolo, che aveva come protagonista la Rissa in Galleria di Umberto Boccioni, che apprese la suddetta dal suo maestro milanese Giacomo Balla.

L’autore in questione, Giovanni Segantini, fu uno dei massimi esponenti del Divisionismo e nel corso della sua carriera lo studio su questa tecnica giunse a un tale livello di perfezione, che si arricchì anche di componenti simboliste, andando a realizzare capolavori come il ben noto Angelo della vita.

Il dipinto che ho scelto, invece, si situa nella fase intermedia della carriera dell’artista, immediatamente dopo il soggiorno milanese e gli studi all’Accademia di Brera, e tra l’ultima fase della sua vita e del suo lavoro trascorsa in Svizzera. In questo periodo mediano, Giovanni si trova in Brianza e si sente molto vicino e attratto dalla semplicità della vita campestre. Non solo, sono molto note alcune sue opere ambientante in montagna, ove compaiono questi pascoli primaverili verdissimi e illuminati dal sole, a cui fanno da “guardiane” le vette ancora innevate delle montagne.

raccolta
( Giovanni Segantini – La raccolta dei bozzoli, 1881-1883, Milano, Collezione Intesa San Paolo – Galleria d’Italia)

Osservando La raccolta dei bozzoli, come prima cosa si nota lo straordinario studio della luce. Segantini rappresenta un interno, dovrebbe essere una “bigattiera” ma è molto più piccolo di un normale edificio di questo genere, il tutto denota così il carattere familiare dell’attività che ivi si svolge. Al centro della scena, tre donne sono intente a raccogliere i bozzoli dei bachi da seta, per poi rivenderli (questa è un attività molto in voga tra la zona della Brianza e la zona dei laghi del Nord Italia). La porta della modesta bigattiera è lasciata aperta per permettere al sole di entrarvi, difatti fuori si suppone sia una splendida giornata, e i raggi varcano l’ingresso, andando a illuminare la zona di lavoro (dove si svolge l’azione) ma non solo: studiando attentamente la composizione si nota che, alla destra dell’occhio del visitatore, celata, vi è un’altra fonte di luce che permette di illuminare altre zone dello stabile, dandoci un’idea migliore di come sia organizzato lo spazio.

Spostandoci invece sul piano delle emozioni che quest’opera trasmette, sicuramente la prima da citare è la tranquillità. L’atmosfera è calma, intima, sembra quasi di sentire i respiri delle donne intente nel loro lavoro e di tanto in tanto, ad interrompere la routine, qualche parola sui temi della famiglia, sulla consuetudine quotidiana. Quelle parole che fanno sentire la protezione e il calore della famiglia, una semplicità che è raro trovare con la frenesia dei giorni nostri, ma che possiamo provare ad immaginare osservando questo dipinto.

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