VILNIUS

vista

di Stefania Rossi

Vilnius, capitale della piccola Lituania, Stato che ha visto riconosciuta la propria autonomia da meno di un secolo, è poco frequentata come meta turistica perché quasi tutti ignorano la presenza di un centro storico barocco tra i più estesi e meglio conservati d’Europa, che la rende una delle più belle città d’arte.

L’area più antica, in cui spicca una collina la cui sommità si può raggiungere con un suggestivo viaggio in funicolare, è dominata dalla Torre di Gediminas, antico manufatto a pianta esagonale in mattoni rossi: questa è l’unica testimonianza rimasta della prima fortificazione eretta per difendere l’insediamento urbano e dalla cima si gode una splendida vista della città.

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(Cattedrale di Vilnius)

Ai piedi della rocca sorge la cattedrale, una semplice ed essenziale costruzione bianca in stile neoclassico, con la facciata caratterizzata da un frontone con portico a sei colonne e un singolare campanile, posto in posizione separata, che ricorda quasi un faro. Nell’interno, anch’esso molto semplice, spicca la ricca cappella barocca dedicata a San Casimiro.

Di stile completamente diverso è, invece, la vicina chiesa di Sant’Anna, uno dei simboli più conosciuti e fotografati della città: innanzitutto attira l’attenzione per l’acceso colore rosso dei mattoni, utilizzati in ben 33 varianti dipinte, per la facciata con le due torri sormontate da cupole a cipolla, in stile tipicamente orientale, e per l’uso innovativo degli elementi architettonici, che infondono modernità allo stile gotico e lo rendono assai dinamico.

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(Chiesa Sant’Anna)

A breve distanza è collocato il Palazzo Presidenziale in stile neoclassico, proprio davanti all’Università, tra le più antiche nell’Est Europa, che ospita la chiesa di San Giovanni e l’incredibile sala di lettura della biblioteca.
Proseguendo ci si trova nella singolare piazza triangolare che ospita il Municipio, un edificio in stile neoclassico, risultato delle numerose ricostruzioni. La piazza è il fulcro commerciale e della vita cittadina, e vi si svolgono ogni anno fiere, mercatini, concerti e celebrazioni varie.

A questo punto non si può rinunciare ad assaggiare la cucina locale in uno dei numerosi ristoranti tipici del centro storico, dove non mancheranno di servire i capelinai, enormi gnocchi di patate ripieni di carne speziata conditi con lardo, cipolla e panna acida, oppure la famosa zuppa a base di barbabietole, uova e formaggio e la tradizionale torta šakotis, il cui nome significa “albero con molti rami”, per via della sua forma particolare.
Dopo questi cibi molto sostanziosi sarà piacevole, e assolutamente necessario, riprendere a camminare.

Varcando il fiume Vilna si può visitare un luogo decisamente singolare e curioso, la Repubblica di Uzupis, un vero stato autonomo all’interno della città, con una propria bandiera, un inno nazionale, una moneta e un presidente eletto: il quartiere era, in origine, un luogo malfamato e, proprio per i bassi prezzi degli alloggi, vi si sono concentrati vari artisti e intellettuali squattrinati che hanno dapprima riqualificato la zona e poi creato uno stato fondato su arte, creatività e tolleranza.

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(Europa Tower)

Vilnius possiede anche una zona più moderna, ricca di edifici contemporanei: si tratta del distretto commerciale, collegato alla città vecchia dal Ponte Verde, uno degli ultimi esempi dell’arte realista d’impronta sovietica rimasti in città, adornato da quattro gruppi di massicce statue bronzee.
Nella zona nuova troviamo, ad esempio, l’Europa Tower, il grattacielo più alto negli stati baltici, con i suoi 129 metri, costruito per celebrare l’ingresso della Lituania nell’UE, in contrasto con i princìpi, architettonici e non solo, del vicino Palazzo degli sport e dei concerti, un blocco di cemento con la sagoma di un vascello, espressione dell’architettura sovietica degli anni Settanta.

Alla fine Vilnius lascia in chi la visita l’impressione di una grande varietà sotto diversi punti di vista, da quello architettonico e artistico a quello culturale, con le sue bizzarrie, eccentricità e mescolanze di antico e moderno, con uno sguardo rivolto al futuro e all’Europa, ma qualche concessione, forse anche nostalgica, al passato sovietico ancora vicino.

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