#STORIEDISPORT – FAMILY OVER EVERYTHING

NBA: Portland Trail Blazers at Golden State Warriors

di Davide Beretta

Personalmente credo che la storia di Thomas Robinson sia uno dei racconti sportivi più toccanti della storia del basket contemporaneo e non. Questo ragazzo dovrebbe essere considerato da tutti come un modello da imitare per la forza e il coraggio dimostrati (nonostante la giovanissima età) nei momenti in cui il destino lo ha messo ripetutamente a dura prova. Attualmente è un giocatore dei Portland Trail Blazers, franchigia dell’Oregon, ma il ragazzo sta faticando molto ad inserirsi nella NBA. Ha infatti cambiato 3 diverse squadre nei suoi primi due anni nella lega, senza tuttavia mai riuscire ad incidere e ad essere costante. Ma partiamo dall’inizio…

Thomas Earl Robinson nasce a Washington DC il 18 Marzo 1991, e il futuro si prospetta per lui una sfida difficile sin dalla prima infanzia: le condizioni economiche familiari sono davvero difficili, in casa Robinson si vive alla giornata, e, come non bastasse, la figura paterna è sempre più assente dalla vita del ragazzo.
A portare un po’ di luce ci pensa l’arrivo di una sorellina nel 2002, Jayla, con cui Thomas crea da subito un legame speciale.

La gioie però durano ben poco: il padre abbandona la famiglia quando ancora Jayla è in fasce, lasciando al ragazzo, allora undicenne, le responsabilità di un’intera famiglia. Queste responsabilità si faranno sempre maggiori e sempre più pesanti con il passare degli anni, soprattutto sul piano finanziario.
Thomas prende allora la sorella sotto la sua ala protettiva e la cresce come il padre non aveva mai fatto con lui.
Qualche anno più tardi Earl (come amava chiamarlo la mamma) si avvicina al mondo della pallacanestro, ottenendo buoni successi sin da subito.
Tuttavia la scuola che frequenta, la Riverdale Baptist High School, è una scuola di basso profilo, che non gli consente la visibilità che un talento come il suo meriterebbe. Per questo motivo la madre Lisa, che vede la realizzazione dei sogni dei propri figli come sua unica ragione di vita, decide di spendere gran parte dei suoi risparmi per mandarlo alla Brewster Academy.
Questo liceo gli consentirà di sviluppare ed evolvere il suo gioco, permettendogli di raggiungere un’ elevata notorietà a livello nazionale.

Le offerte di borse di studio cominciano a piovere. Un ateneo in particolare è fortemente interessato al ragazzo, ed è uno dei più prestigiosi dello stato, cestisticamente parlando: Kansas University.
Bill Self, head coach dei Kansas Jayhawks, dopo averlo visto al Reebok All-American Camp 2008 (incontro disputato annualmente tra le migliori giovani stelle american) si esprime così sul ragazzo: “The thing I remembered is how hard he tried, I said: -Am I missing something in this kid? He looks better than everybody else here-”, ossia “La cosa che mi ricordo è quando si sforzasse, e mi sono detto: -mi sto perdendo qualcosa in questo ragazzo? Sembra migliore di chiunque altro qui-”. E in effetti così è.

Thomas+Robinson+2012+NBA+Draft+gOSeRkgPgVQl

Da quel momento KU lo vuole a tutti i costi ma mamma Lisa è piuttosto restia a lasciarlo andare: il Kansas è troppo lontano e il viaggio sarebbe costato troppo nel caso lei e Jayla avessero voluto raggiungerlo.
Thomas però la pensa diversamente e vuole quell’università perché sa di poter arrivare fino in fondo, di poter raggiungere l’NBA. Vede nei gemelli Marcus e Markieff Morris, le bandiere dei Jayhawks, due possibili mentori; ritiene inoltre coach Self una guida, una figura fondamentale per la crescita e lo sviluppo del suo percorso cestistico. E infatti Thomas crescerà, e diventerà uomo, ma in un modo che mai avrebbe voluto.

Lisa si convince solo dopo aver conosciuto Angela Morris, mamma dei gemelli e seconda madre di ogni Jayhawk, nonostante inizialmente sia comunque molto preoccupata per la lontananza del figlio e assilli continuamente Angela per domandarle dello stato di salute e delle condizioni fisiche del suo Earl.

L’anno da matricola è per Thomas un anno di integrazione, il suo minutaggio è limitato a 7.2 minuti a partita, e le sue medie sono condizionate anche dalle gerarchie e dalla leadership dei gemelli Morris, che non gli consentono ancora di prendere in mano la squadra.
L’anno successivo i suoi minuti raddoppiano, così come le statistiche di punti e rimbalzi, e Robinson comincia a diventare un anello fondamentale dei Kansas Jayhawks.
Gli scout cominciano a fare paragoni importanti, il più gettonato dei quali è quello con Amar’e Stoudamire, in quanto prototipo dell’ala grande moderna: è un atleta esplosivo che basa il suo gioco su energia e forza fisica, anche grazie ad una massa muscolare e ad un’ agilità fuori dal comune per quella stazza (208 cm). E’ inoltre un terrificante rimbalzista, nonché un ottimo difensore.

Ma quando tutto sembra volgere al meglio, il fato mostra il suo lato più cinico.
A Washington le cose non vanno per niente bene: i suoi nonni si ammalano gravemente in rapida successione ma Lisa non vuole che il ragazzo si preoccupi o che si distragga, e decide quindi di non dirgli nulla. L’unica persona con cui Lisa si confida è Angela, diventata ormai sua grande amica.

Così, un giorno di dicembre Thomas riceve una telefonata della mamma. La notizia è delle peggiori: la nonna non ce la fatta. Lisa cerca di rincuorare il suo ragazzo, gli spiega che tutto accade per una ragione, gli ripete continuamente che vuole che lui realizzi il suo sogno di giocare nell’NBA e lo prega di non venire al funerale per non lasciare la squadra.
Pochi giorni dopo, tra lo stupore generale dei compagni, Thomas Robinson si sta allenando nel campus della Kansas University, mentre a Washington si sta svolgendo il funerale della nonna.

Nel frattempo anche Lisa si ammala: i medici le trovano un’arteria ostruita, per liberare la quale sarà necessario un delicato intervento di angioplastica. Ma la madre continua a voler proteggere il figlio e lo tiene all’oscuro di tutto.
Pochi giorni dopo il destino rincara la dose e il 15 gennaio 2012 muore anche il nonno di Thomas. Il ragazzo è a pezzi, non ha ancora superato la morte della nonna e ora deve affrontare un’altra perdita. “Queste cose non dovrebbero succedere”, continua a ripetere ai suoi compagni in lacrime.

T.ROb-Jayla

Cinque giorni dopo, il colpo di grazia.
 Questa volta è Jayla a chiamare il fratello: la mamma li ha lasciati, stroncata da un infarto nonostante l’intervento. Nel giro di tre settimane Robinson ha perso tre delle persone più importanti della sua vita.
Il ragazzo piange per giorni, settimane, mesi. È distrutto dal dolore. Tutto quello che gli è rimasto è la sorella, con cui ha da sempre un rapporto d’amore incondizionato. Già, Jayla, ora è proprio lei il problema. Chi se ne occuperà?
 Coach Self si rende disponibile ad adottare entrambi e così fa il padre naturale, appena uscito dal carcere, e tornato per prendersi cura dei suoi figli. Ma adesso è troppo tardi, e Thomas non ne vuole sapere: sarà lui a crescere la sorellina e a prendersi cura di lei, come promette alla mamma in una breve lettera dedicatale al suo funerale:


Mom, 
I guarantee you have no worries about Jayla. 
I will make sure everything is okay. I won’t blink. 
My promise.
 Love,
Earl.
(Mamma,
 ti garantisco che non devi preoccuparti per Jayla.
 Farò in modo che tutto vada bene. Non batterò ciglio.
 È una promessa.
Con amore,
 Earl.)

Thomas vuole assumersi le sue responsabilità e realizza che, se riuscisse ad avere successo nel Basket, se realizzasse il suo sogno, allora potrebbe anche mantenere la promessa fatta alla mamma.
Tutto ciò che desidera per Jayla può diventare concreto.
Thomas cresce e matura sul campo e fuori. Trascorre l’estate in palestra, diventando uno stakanovista e lavorando tutto il giorno.

La stagione seguente, la sua ultima da Jayhawk è straordinario: riesce non solo nel più che difficile compito di non far rimpiangere i gemelli Morris (entrati in NBA nel draft 2011) ai tifosi di Kansas, ma diventa addirittura il terzo giocatore di sempre a raggiungere i 18 punti e 13 rimbalzi di media in 30 minuti di utilizzo.
Vince anche il Big12 Player Of The Year Award e si rende eleggibile per il draft NBA 2012.

Il 28 giugno 2012 i Sacramento Kings lo chiamano con la quinta scelta assoluta: il ragazzo trattiene a stento le lacrime, e si batte un pugno sul petto: ce l’ha fatta. Si volta ad abbracciare prima Angela e poi Jayla. La stringe a sé, trasmettendole tutto l’amore che prova per lei, con una sicurezza che solo un padre (o un fratello) possono darti. Ora sa che potrà mantenere sé stesso e la sorella facendo quello che ama.
Nonostante non abbia ancora trovato la propria dimensione all’interno dell’NBA, Thomas Earl Robinson è senza ombra di dubbio un vincente; e se non lo diventerà mai nel basket poco importa. Lo sarà per sempre nella vita.

Funeral service for Lisa Robinson, who is the mother of Kansas basketball player Thomas Robinson.

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3 Comments

  1. Bellissimo pezzo! Complimenti Davide per averci mostrato la fatica che serve per raggiungere un grande sogno!
    C’mon Thomas!
    We love this game.

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