LA STORIA DEL GIORNALISMO: PROPAGANDA E GUERRA FREDDA

Lenin
“Siamo da cinquanta a cento anni indietro rispetto ai più avanzati paesi capitalisti. O recupereremo la distanza in una decade, o ci seppelliranno” (Lenin)

di Davide Beretta

Nel 1948, al termine della guerra, le neonate Nazioni Unite approvarono la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, documento nel quale trovava definitiva consacrazione anche la libertà di informazione tramite qualsiasi mezzo di espressione.
Tuttavia, proprio in questo periodo, cominciò a delinearsi una distinzione tra due blocchi che si contrapponevano, oltre che dal punto di vista politico ed economico, anche per le modalità in cui era intesa questa stessa libertà. I pesi filocapitalisti infatti proclamavano l’autonomia e l’obiettività della diffusione di notizie, così che la stampa fosse indipendente da ogni corrente di pensiero; i paesi filocomunisti, al contrario, anteponevano la manifestazione delle proprie ideologie alla trasmissione di informazioni imparziali.
Durante la cosiddetta Guerra Fredda, che vide affrontarsi nazioni capitaliste (guidati dagli Stati Uniti) e comuniste (capeggiate dall’Unione Sovietica), la più grande novità fu indubbiamente il giornalismo televisivo, che provocò un inevitabile declino della carta stampata.
Le testate cartacee furono costrette a ridurre la frequenza delle edizioni, “settimanalizzandosi” progressivmente, non rinunciando però mai a pubblicare.
La diffusione del rotocalco a colorì favorì l’affermazione dei newsmagazines i quali, insieme a quotidiani, radio e televisione, contribuirono attivamente alla nascita della società dei consumi.
La comunicazione divenne per la prima volta vera e propria comunicazione di massa, ossia estesa su ampia scala, costante, rapida e poliedrica. Con essa mutò anche il lavoro del giornalista stesso che, dovendo fare i conti con una grande sovrabbondanza di notizie (determinata da ulteriori progressi nel campo della trasmissione di informazioni), si rese più maturo e consapevole di ciò che stava accadendo nel mondo.

SITUAZIONE FRANCESE
In Francia venne emanato un provvedimento che impose la chiusura delle testate sorte in epoca nazifascista. Nacque poi quello che, di lì a poco, sarebbe diventato il nuovo quotidiano nazionale di riferimento: “Le Monde”. Fu il primo giornale di qualità ad essere edito in formato tabloid, proponendosi come guida per la rinascita socio-culturale del paese, promuovendo una gran varietà di dibattiti ad alto livello. La testata passò quindi da essere organo privato ad indipendente nel 1951.

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L’affermazione di celebri agenzie di fotogiornalismo (La “Magnum” su tutte) permise alla nazione di conservare il suo primato mondiale nel settore; mentre per quanto riguarda la radio e la tv, si consolidò il modello europeo basato su un emittente monopolistica pubblica.

SITUAZIONE INGLESE
Sebbene quotidiani illustri quali il “Times” o il “Financial Times” si avvicinassero sempre più alle ideologie filogovernative, questa presa di posizione non impedì loro di praticare un giornalismo obiettivo e di qualità, pubblicando anche notizie scomode per le autorità. Al contempo la BBC continuò ad essere un modello di giornalismo televisivo indipendente, serio e affidabile, che svolgeva la funzione di “sevizio pubblico”, rifiutando qualsiasi tipo di vincolo dettato da accordi commerciali, scegliendo invece di autofinanziarsi tramite un canone.
Il Parlamento, di contro, creò un il nuovo canale televisivo Itv, emittente per metà commerciale e per metà pubblica che si poneva come alternativa alla Bbc, proponendo programmi più dinamici e audaci.

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SITUAZIONE STATUNITENSE
Il Nord America fu la culla del giornalismo del consenso, che portò le testate ad una minore attitudine alla critica, assecontando piuttosto gli ideali di consumismo e patriottismo. Questo nuovo filone coincise inoltre col perido maccartista, anni in cui il senatore Joseph McCarthy denunciò la presenza di spie comuniste (molto spesso inesistenti) sul territorio statuntense, suscitando un clima di enorme tensione e sospetto in quella che fu una vera e propria “caccia alle streghe”.

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Soltanto pochi quotidiani, quali ad esempio il “Washington Post” si opposero a questa tendenza, criticando le esagerazioni del politico.
Fece eccezione Ed Murrow, che contestò vivacemente McCarthy nel suo programma televisivo See it Now. Il giornalista era così avverso alle politiche e alle ideologie dello statista del Wisconsin, che arrivò anche a pagare di tasca propria i costi della pubblicità, dal momento che gli inserzionisti non volevano inserire annunci commerciali durante il suo programma.
Nacquero inoltre nuove emittenti radio e tv (Cbs, Nbc e Abc) che, forti della loro efficacia comunicativa, assunsero carattere completamente privato, mentre la maggioranza dell’editoria cartacea rimaneva di natura “pura”.

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Ed Murrow

Infine è importante sottolineare come, durante il conflitto combattuto contro la Corea del Nord comunista, stampa e reporter furono sottoposti a controlli e censure da parte del governo repubblicano, non riuscendo quindi a diffondere notizie imparziali e/o critiche e a svolgere il proprio compito di “cane da guardia” della democrazia.

SITUAZIONE SOVIETICA
Nell’Unione Sovietica del dopoguerra, il giornalista divenne parte integrante del sistema di potere statale, dovendo assumere un ruolo di propaganda, educazione e formazione alle ideologie filorusse.
Il quotidiano più diffuso restava l’organo del partito “Pravda”, unica versione della verità autorizzata dal governo.
I giornalisti, sia della carta stampata, che radiotelevisivi, erano sottoposti a rigidi controlli e sorvegliati rigorosamente, costretti a trasformare i loro articoli in un calderone di stereotipi e luoghi comuni antiamericani.

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Da un certo di vista, i quotidiani russi riuscirono a fornire un’informazione più veritiera rispetto a quella elargita nei paesi del blocco capitalista, dal momento che denunciarono i soprusi e le azioni militari in Iran, in America latina e in Africa per mano della Cia e del governo USA. Al contempo però, le stesse testate tacquero sulla tragedia delle purghe staliniane e dei Gulag ad opera del Kgb.
Ciò che permise ai comunisti di mantenere il benestare dell’opinione pubblica nazionale fu la completa ostruzione di qualsivoglia genere di notizia proveniente dai paesi occidentali, limitando e talvolta impedento totalmente l’accesso al Paese a giornalisti di altre nazioni.
Dunque senza repressione, controllo e terrore, la propaganda da sola non avrebbe mai potuto mantenere il consenso.
Per contrastare queste violenze nacque in Cecoslovacchia e in Polonia una rete di controinformazione clandestina che portò ad una sempre maggior sete di notizie provenienti dall’Occidente.

SITUAZIONE TEDESCA
La stampa tedesca fu costretta ad affrontare una delle peggiori situazioni politico-territoriali dell’epoca. La divisione tra Repubblica democratica tedesca (comunista) e Repubblicano federale tedesca (capitalista) creò notevoli distinzioni anche sul fronte giornalistico.
All’interno della Repubblica federale infatti ci si avviò alla formazione di quotidiani che promuovessere una nuova spinta indipendentistica. Le forte pressioni degli alleati tuttavia, portarono le pubblicazioni della Germania dell’Ovest a diventare sempre più moderate e conservatrici, fino a trasformarsi in mera propaganda della linea filo-occidentale.
Nacquero comunque nuove testate moderne e avanguardistiche, tra le quali spicca la “Bild Zeitung”, quotidiano scandalistico su modello dei tabloid inglesi che mirava ad un pubblico non molto istruito, dando più spazio alla fotografia che ai testi.
Il “Der Spiegel”, infine, riprendeva la formula dei newsmagazines americani, trasformandone però l’equilibrio che li constraddistingueva in un giornalismo più provocatorio, polemico e sregolato (che costò anche il carcere al direttore Rudolf Augustein). Rimane celebre la frase con cui il direttore chiarì la posizione politica del giornale: “Nel dubbio, a sinistra”.
La televisione, fondata su un modello statale articolato territorialmente (un ibrido di tv nazionale e regionale), non riuscì mai ad imporsi come fece invece nel resto del continente.

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