KUNG FU PANDA 2

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di Manuel Leale

Forse la tua storia non ha un inizio tanto felice, ma non è questo a renderti ciò che sei. È il resto della tua storia. Chi tu scegli di essere”.

Ormai è un dato di fatto che l’animazione abbia raggiunto, in termini di emozioni e profondità, lo stesso livello di un qualunque altro genere cinematografico. E la citazione poco sopra ne è solo una piccola dimostrazione. Quelli che fino a poco tempo fa venivano chiamati unicamente, e in tono dispregiativo, “cartoni animati”, sono arrivati a conquistarsi un pubblico sempre più ampio formato non solo da bambini ma anche, e sempre più spesso, da adulti. Sono arrivati a guadagnarsi premi prestigiosi, come gli Oscar, e sono arrivati, in alcuni paesi, a superare il successo di film ben più blasonati, come per esempio l’Avatar di James Cameron. A questo punto si può sfidare chiunque si ostini a chiamarli semplicemente “cartoni animati” a continuare a farlo. I film d’animazione accettano la sfida senza tirarsi indietro.

Come accetta la sfida la DreamWorks Animation di Jeffrey Katzenberg, sfoderando la carta vincente con il secondo capitolo delle avventure di Po, Kung Fu Panda 2.

La storia prosegue con un piccolo salto temporale dal primo capitolo, e troviamo il nostro spettacolare Guerriero Dragone, Po, alle prese con compiti di routine: sgominare gruppi di banditi, allenarsi nel kung fu e battere il record di azuki dolci da tenere in bocca. Ma quando la pace della Cina e la salvezza del kung fu vengono messe a rischio da Lord Shen, malvagio reggente di Gongmin, Po e i Cinque Cicloni dovranno intraprendere la battaglia più dura contro un nemico implacabile.

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Sulla scia dei grandi wuxiapian, Kung Fu Panda 2 sfoggia una trama lineare, ma ricca di azione e arti marziali, strizzando l’occhio anche agli esempi più moderni del genere, citando Zhang Yimou e il suo splendido 十面埋伏(shí miàn mái fú), in Italia adattato con il titolo La Foresta dei Pugnali Volanti, l’epico e bellissimo 赤壁 (Chi bi), Red Cliff, di John Woo e soprattutto lo stile action-comedy del Maestro indiscusso del genere, il mitico Jackie Chan, che qui presta anche la voce a Scimmia.

A differenza del primo capitolo, tutto lo script sembra vertere molto sull’action e forse l’unica pecca che si può scovare con la lente d’ingrandimento è una minor cura e introspezione nei confronti dei comprimari e dei nuovi personaggi secondari introdotti, con cui non abbiamo molto tempo per familiarizzare. Un maggior riguardo nei confronti di Shifu e dei Cinque Cicloni avrebbe sicuramente giovato a tutta quanta la narrazione, introducendo risvolti tali da rendere il racconto più sfaccettato. Tuttavia non è certo questo a rovinare l’esperienza, con le avventure di Po si continua a ridere e a divertirsi, e la sua goffaggine crea delle situazioni comiche da sbellicarsi. Che si trovi di fronte ad un’arma in grado di annientare il kung fu, in un favoloso tentativo di approccio furtivo o nel salvataggio di Maestri in trappola, Po scatena il suo entusiasmo e il suo amore per le arti marziali in modo così candido, solare, vitale e vivace che non si può fare a meno di sentirsi contagiati.

Davanti a lui, un villain veramente cattivo e senza scrupoli, Shen, pavone rapido, subdolo e astuto, che con la modernità e l’industrializzazione vuole mettere fine alla tradizione e conquistare il Paese. Non è certo la prima volta che il progresso utilizzato come arma di conquista viene contrapposto alla genuinità di un certo tipo di tradizioni, ma qui ci pensa la simpatia del Guerriero Dragone a trasportare uno scontro così ostico in una nuova e divertente dimensione.

Se la regista Jennifer Yuh, prima donna in assoluto alla regia di un film d’animazione, e i suoi sceneggiatori avessero intenti polemici nei confronti dello sviluppo quasi insostenibile della Cina contemporanea non ci è dato saperlo, quindi prendiamo questa battaglia tra macchine e kung fu per quello che è: un ottimo modo per divertire, far riflettere e anche per dimostrare a Pixar che DreamWorks può tranquillamente giocare la partita contro la concorrenza.

E in questo caso vincerla, grazie alle splendide animazioni che disegnano scenografie delicate, dettagliate, forti, emozionanti; alla scelta perfetta di continuare l’utilizzo combinato di animazione digitale e tradizionale, che in alcune scene di flashback sembra profondere un gioco di lanterne cinesi; al notevole cast, invariato dal primo episodio, che vanta new entry degne di nota, come Jean-Claude Van Damme, Michelle Yeoh e uno strepitoso Gary Oldman.

Un piccolo appunto sarebbe da fare proprio parlando del cast. Usanza statunitense è quella di utilizzare attori per interpretare personaggi animati, e la scelta è ottima. In Italia si è deciso, da qualche anno a questa parte, di fare la stessa cosa, con risultati il più delle volte a dir poco imbarazzanti. Sentire Po parlare con la voce di Jack Black appare naturale perché è come se il personaggio fosse stato disegnato ispirandosi a lui, con le sue movenze e la sua simpatia, tanto che le molte battute che Jack ha improvvisato in fase di doppiaggio, mai una volta hanno stonato. Nella versione italiana si è scelto di non utilizzare i suoi classici doppiatori, come Fabrizio Vidale, ma di affidare il lavoro ad un fortunato “tuttofare”, Fabio Volo. Scelta decisamente discutibile, che come nel primo episodio appare incomprensibile oltre che sbagliata. Guardare il film in lingua originale per credere.

Kung Fu Panda 2 riesce nell’intento di continuare a divertire, con una trama che, seppur lineare e non troppo diversa dai sequel DreamWorks, unisce riflessione, risate, amicizia e tanto kung fu. Sinceramente, si può chiedere di più?

Skadoosh!

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