LA CASA

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di Manuel Leale

Nel 1978 un giovanissimo Sam Raimi, insieme agli amici Bruce Campbell e Robert Tapert, girò un corto in 8 mm dal titolo Within the Woods. Prodotto con pochissimi soldi, fu l’opera che diede il via a quel capolavoro che nel 1981 approdò nei cinema americani: Evil Dead. Arrivato in Italia tre anni più tardi e adattato con il titolo La Casa, Evil Dead racconta la storia di cinque ragazzi che passano il weekend in un malridotto chalet nel bosco. Quando trovano ed ascoltano una registrazione che recita frasi di un libro maledetto chiamato Naturon Demonto, le malvagie forze evocate inizieranno un gioco al massacro.

Trama molto semplice ma negli anni in cui il film uscì nelle sale, i suoi contenuti e il modo in cui Raimi li aveva prodotti, diedero fiato a critiche contrastanti. Nessuno era pronto per quello che il regista, con gli inseparabili Campbell e Tapert, aveva creato e ci volle un po’ di tempo perché il film divenne il cult idolatrato che è oggi. Ma con il successo ottenuto, Raimi e compagni poterono girare Evil Dead 2, nel 1987 e Army of Darkness, nel 1993. Tre film, una trilogia divenuta mitica e che nessuno nel corso degli anni ha mai osato “profanare” con remake.

Questo fino a quando arrivò la notizia ufficiale che Evil Dead sarebbe tornato al cinema, diretto dal giovane regista uruguayano Fede Alvarez.

La reazione d’incredulità iniziale fu presto soppiantata da preoccupazione, ansia e maledizioni varie all’indirizzo di colui che stava certamente per distruggere un mito. Forse solo la certezza che dietro al progetto ci fossero ancora Raimi, Campbell e Tapert salvò Alvarez dal linciaggio mediatico dei fan, stuzzicati come cani da guardia al primo accenno di remake. E come da loro torto? La maggior parte dei rifacimenti di opere passate arrivate nelle sale negli ultimi anni portavano sì modernità, ma anche assoluta mancanza di spirito e fascino, ciò dovuto spesso al fatto che quando si vede un film in un certo periodo della propria vita, specialmente l’adolescenza, questo assume un ricordo particolare, un’aura d’intoccabile magia e resta vivido negli anni. Considerando anche che Alvarez è praticamente un esordiente, se si esclude qualche corto e il bellissimo Ataque de Pànico!, il quadro di timore dei fan è giustificabile. Proprio per questo motivo la sorpresa è stata grande.

La giovane Mia, insieme agli amici Eric e Olivia, fatica a smettere di drogarsi e viene convinta ad un nuovo tentativo di disintossicamento: soggiornare in una vecchia baita, controllata e attorniata da aiuto e calore, fino a che il peggio è passato. David, suo fratello con la quale ha un conflittuale rapporto, e la fidanzata Natalie si aggiungono al gruppo. Quando trovano casualmente nella cantina un libro, avvolto in plastica nera e filo spinato, Eric inizia a sfogliarlo e leggendo qualche passo libera le forze oscure intrappolate all’interno, provocando l’inizio di un sanguinolento e mortale delirio.

La trama non si discosta molto dall’originale, cambia l’incipit, ma quando il 9 Maggio sbarca nelle sale italiane, da subito critica e fan si dividono in modo netto, come capita solo per i film che hanno il coraggio di osare. E Fede osa, magari non quanto avrebbe potuto, ma dimostrando di avere chiara in mente la sua idea di horror. Il suo Evil Dead non è un remake, ma una differente visione, inseparabile dall’originale e questo è ovvio, ma che tuttavia brilla di luce propria. Una luce rosso sangue.

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Comprendendo quanto inutile e anacronistico sarebbe stato riproporre in chiave moderna la storia originale, Alvarez, Rodo Sayagues, il suo sceneggiatore, e Diablo Cody costruiscono qualcosa che deriva chiaramente dagli insegnamenti di Raimi, ma che al tempo stesso è carico di una propria anima e di una propria personalità, e risulta palese nella concezione cinematografica che caratterizzava gli originali del 1981 e del 1987 e che qui viene ridimensionata: se in quei film la comicità slapstick veniva ampiamente utilizzata, rendendo l’esperienza horror assolutamente geniale e innovativa, nel nuovo Evil Dead questa è quasi completamente assente, pur mantenendo la stessa debordante eccessività, inondando il film di sangue e gore, mai però fini a se stessi.

La consapevolezza di Alvarez nello scrivere e dirigere questo film basterebbe da sola a dimostrare il coraggio che il giovane regista uruguayano ha messo in campo, misurandosi con qualcosa sicuramente più grande di lui, e quindi ogni scelta compiuta, vista in quest’ottica, merita un plauso. Dall’inizio di drammatico realismo alla discesa infernale nella demoniaca follia, dall’utilizzo di pochissima CGI in favore di una ben più efficace tecnica old school, che sia stop motion o trucco prostatico risulta sempre meravigliosa e per niente superata, alla decisione ottimale di non inserire il personaggio simbolo della trilogia, Ash. Idea impeccabile, poiché sarebbe stato pericoloso e assolutamente impossibile da digerire per i fan, vedere un nuovo Ash non interpretato dal mitico Bruce Campbell.

Indubbiamente i difetti ci sono, ma sono difetti da inesperienza e vengono cancellati da tutto il resto, dall’idea di horror e dalla visionarietà di Alvarez. Non dimentichiamo mai che dal 1981 ad oggi sono passati ben trentadue anni e in tutto questo tempo la realtà e la finzione cinematografica hanno fatto a gara nel destabilizzarci. Trentadue anni e innumerevoli film, libri, videogiochi che hanno contribuito a rinnovare e modificare il Genere, nel bene e nel male. Eppure questo nuovo Evil Dead è riuscito a mantenere un legame forte, attraverso lo spirito, le citazioni, l’iconografia, con l’originale e contemporaneamente ha definito una sua identità in maniera prepotente e brutale.

E con la scena alla fine dei titoli di coda, c’è la speranza di qualcosa in più che un semplice legame simbolico.

Resta solo un’ultima cosa da dire.

Groovy!

LA CASA (Evil Dead) Regia: Fede Alvarez; Cast: Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Taylor Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore; Horror; USA; 2013; Ghost House Pictures.

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