ADDIO A RAY HARRYHAUSEN

ray

di Manuel Leale

Mentre scrivo questo pezzo, non riesco a fare a meno di pensare a quanto il cinema sia cambiato negli ultimi anni. Abbiamo visto mostri di gomma animarsi davanti ai nostri occhi, dinosauri incredibilmente realistici scatenare il panico in isole e città, cyborg venuti dal futuro inesorabili e letali, creature mitologiche ergersi dalle acque, troll, ragni giganti, alieni e altri esseri con cui non vorremmo avere niente a che fare. Tutto questo in una continua evoluzione che punta sempre più alla spasmodica ricerca della realistica perfezione. Indubbiamente ci sono pro e contro in una simile ricerca e spesso a farne le spese è la qualità narrativa dell’opera che si sta producendo, ma questo è un discorso da fare in altro momento. Quello che forse non molti sanno, però, è che probabilmente tutto ciò si deve ad un unico uomo: Ray Harryhausen.

Forse ai più questo nome non dirà niente, ma Harryhausen, classe 1920, è quello che si può definire, senza paura d’esagerare, un genio. Artigiano e artista puro, maestro e pioniere del passo uno, quella stop motion che ha animato sullo schermo tanti sogni e incubi di intere generazioni, Ray è riuscito con il suo straordinario lavoro a diventare la leggenda che oggi il Cinema onora e piange.

Partito nel 1942 collaborando con Gorge Pal, ha attraversato insieme ai suoi mostri quasi quarant’anni di cinema, animando creature indimenticabili. I suoi effetti speciali, le sue miniature, hanno creato quel sense of wonder che ancora oggi, in una settima arte dominata dalla computer grafica, stupisce e incanta. Come ha detto Edgar Wright ricordandolo: “(…) mentre noi siamo tutti qua ad ammirare e venerare ancora le creazioni di Ray, le armate intere di mostri fatti in sola CG vedranno sbiadire la loro memoria”. Perché ogni cosa, nel suo lavoro, era studiata, controllata, curata. Ray vedeva lontano ed era sempre un passo avanti, alla ricerca di soluzioni e modi ottimali per creare di volta in volta opere sempre migliori. Ecco perché persino nel Cinema dei giorni nostri, dove il banale Avatar di Cameron ridefinisce l’estetica della meraviglia, le creature di Harryhausen sorprendono ancora. Perché le sue idee erano sempre proiettate nel futuro e per questo non sono mai invecchiate.

L’arte di Harryhausen ha dato vita ad un nuovo modo di pensare e creare film, che ha invariabilmente ispirato alcuni fra i più grandi registi del fantastico contemporanei: da George Lucas a Sam Raimi, da Peter Jackson a Guillermo del Toro, fino a James Cameron e, ovviamente, Tim Burton. Paradossalmente, come a volte succede, il riconoscimento per il suo incredibile lavoro è avvenuto in tarda età, con il Gordon E. Sawyer dell’Academy nel 1992 e con una stella sulla Walk of Fame nel 2003.
Sono passati molti anni dall’ultimo film alla quale ha donato i suoi effetti speciali, quel Scontro di Titani (1981) che ha visto un mediocre remake nel 2010, ma il senso di meraviglia prima citato resta intatto. Quella meraviglia infantile che ti fa sgranare gli occhi e spalancare la bocca, perché nonostante tu sia consapevole della finzione, la vita infusa in semplici miniature o modellini ti sembra la magia più bella che si possa immaginare. Ecco, immaginare è la parola chiave. Ray Harryhausen ci concede linfa per l’immaginazione e non importa se nel frattempo la CG è arrivata a livelli più che realistici. Non avrà mai lo stesso fascino fanciullesco, la stessa magia e umanità di quegli esseri, quelle creature mostruose che popolano film come Il Risveglio del dinosauro, A 30 milioni di km dalla Terra e l’ormai mitico Jason and the Argonauts, con la stupenda e famosa scena degli scheletri armati che attaccano Giasone e compagni, omaggiata da Sam Raimi in Army of Darkness.

Se ne va a 92 anni, in un sette maggio londinese, ma non in silenzio come forse, da gentiluomo qual era, avrebbe voluto, perché il suo lavoro è stato così grande e importante per il Cinema da divenire fondamentale e leggendario. E come tale, gli ha giustamente riservato un posto nell’immortalità.

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