I LOVE RADIO ROCK

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Di Manuel Leale

Come cantava un noto gruppo australiano nel 1975, è lunga la strada per la cima, se vuoi fare del rock’n’roll. Così come è lunga la strada se vuoi creare un ottimo film che parli di Rock e rivoluzione culturale di metà anni sessanta, mantenendolo in commedia. Ma Richard Curtis, autore di Love Actually, Notting Hill e Four weddings and a funeral, non è di certo l’ultimo arrivato. Radio Rock, traduzione poco letterale del titolo originale, ci racconta del tumultuoso e strepitoso periodo delle radio libere, in un Regno Unito bigotto e perbenista dove l’omologazione, l’etichetta e l’antiquata tradizione cercano di restare a galla nella battaglia contro una generazione che sta lentamente guadagnando un’anticonvenzionale libertà.

A bordo di una nave, sulla cui fiancata rossa campeggia la grande scritta Radio Rock, ancorata nel mare del Nord, troviamo una ciurma di DJ scatenati e anticonformisti che trasmettono illegalmente per tutto il giorno musica rock e pop, sovrastando i miseri quarantacinque minuti dedicati da BBC Radio e incontrando i gusti in evoluzione dei giovani inglesi. A loro si unisce lo studente sospeso Carl, che scoprirà musica, amicizia, sesso e libertà attraversando un pezzo della mitica Swinging London.

Con un cast decisamente in stato di grazia, capitanato non solo in senso metaforico da un carismatico Bill Nighy, il film è un riuscito e romanzato specchio della Gran Bretagna del 1966, in cui si muovono le ottime interpretazioni di Philip Seymour Hoffman nei panni dell’energico Conte, di Rhys Ifans in quelle del politicamente scorretto Gavin Kavanagh, di Nick Frost, Kenneth Branagh e tutti gli altri, troppi da nominare, ma eccezionali in ogni momento, goliardico o meno. Un cast divertito e divertente, ironico e brillante guidato dalla bravura di un regista e sceneggiatore che ha regalato belle pagine al cinema inglese e che anche qui, in duplice veste, misura con mestiere e capacità ogni scena, scrivendola, dirigendola e iniettandole come linfa vitale quella musica che pare a tratti la vera protagonista: potente, rivoluzionaria e fuori dagli schemi.

Fin qui la si potrebbe considerare l’ennesima commedia spigliata e divertente del cinema britannico, ma Radio Rock non è un’operazione nostalgica per rivivere e rivangare glorie del passato, è qualcosa di più. Qualcosa che, fondamentalmente, fa parte anche di noi, di coloro che sono venuti prima e di coloro che verranno dopo. Radio Rock è libertà. Ciò che trasmette va ben oltre le scene divertenti, i personaggi spassosi e le situazioni surreali, e senza alcun intento rivoluzionario punta direttamente al cuore e al cervello dello spettatore. È la spinta sovversiva e inarrestabile di una volontà generazionale, del rovesciamento di regole, fondamenta che politicamente e socialmente erano e sono obsolete, antiquate, castranti. Curtis confeziona un film candidamente innocente, parlando con toni scanzonati di una vera e propria rivoluzione culturale osteggiata ma vittoriosa, sulle note della musica che segnato un’epoca di cambiamenti radicali e ormai entrati nell’immaginario collettivo e nel mito. Inneggiando al Rock ‘n Roll, The Boat that Rocked, titolo originale dell’opera, inneggia sottilmente alla voglia di libertà, all’amicizia, all’amore, al sesso, alla semplice affermazione di sé stessi, in quell’individualità che è base necessaria all’uomo pensante. Quasi un messaggio diretto a tutte le marionette che ogni giorno ci troviamo ad osservare, uniformate dalla società che detta regole, bisogni, consumi e a tutti quelli che come marionette ci vorrebbero relegare.
Curiosamente attuale…non avremo bisogno di una nuova rivoluzione culturale? Qualunque sia la risposta, meglio affrontarla a colpi di Rock.

I LOVE RADIO ROCK – (The Boat that Rocked ) Regia: Richard Curtis; Cast: Philip Seymour Hoffman, Bill Nighy, Rhys Ifans, Nick Frost, Tom Sturridge, Talulah Riley, Kenneth Branagh; Commedia; UK 2009; Universal.

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